Ucraina, scontro aperto tra Trump e Zelensky: «Non vuole la pace» contro «Ci spinge alla capitolazione»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è aperto a qualsiasi iniziativa che possa contribuire a porre fine al conflitto in Ucraina. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Samarcanda, in Uzbekistan, dove si trovava in visita.

«Penso che il presidente sia disposto a fare tutto ciò che è in suo potere per contribuire a porre fine alla guerra, se ciò sarà possibile», ha spiegato il capo della diplomazia di Washington, aggiungendo che gli Stati Uniti continueranno a cercare opportunità in tal senso nonostante i progressi finora non siano stati quelli sperati.

L'accusa di Trump e la replica di Kiev

Sul fronte opposto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha replicato con durezza alle pressioni provenienti dalla Casa Bianca. In un'intervista a Bloomberg, il leader di Kiev ha affermato che se gli Stati Uniti si schierassero ufficialmente con la Russia contro l'Ucraina sarebbe «un errore storico e una grande tragedia». Zelensky si è spinto oltre, sostenendo che nelle ultime settimane «sono stati compiuti passi per convincere l'Ucraina a capitolare», pur precisando di non voler credere che questo sia l'obiettivo perseguito dai partner americani.

La tensione tra i due leader è esplosa dopo che Trump, in un messaggio pubblicato su Truth, ha accusato direttamente Zelensky di non avere alcun interesse a porre fine al conflitto. Secondo il presidente americano, Kiev sta prendendo di mira le raffinerie di diesel in territorio russo pur sapendo che tali attacchi danneggiano gravemente i mercati globali del carburante, compresi quelli statunitensi, con ripercussioni su agricoltori, allevatori e imprese.

Trump ha anche difeso la decisione di congelare le nuove sanzioni alla Russia, spiegando di non voler compiere passi che possano allontanare Mosca dal tavolo delle trattative.

Il nodo delle raffinerie e dei missili Patriot

Zelensky ha replicato alle accuse rivendicando la legittimità degli attacchi alle infrastrutture energetiche russe e ha rilanciato una proposta che era già sul tavolo: interrompere i raid contro le raffinerie di diesel in cambio della fornitura di missili per i sistemi di difesa aerea Patriot. Il presidente ucraino ha spiegato che la sua ultima offerta prevedeva esattamente questo scambio, ovvero la rinuncia a colpire il diesel russo in cambio dei missili necessari a proteggere le infrastrutture ucraine.

Una proposta che, stando alle ricostruzioni, non ha ancora trovato una risposta definitiva da parte dell'amministrazione americana.

La notte di attacchi su Kiev

Sul terreno, la guerra non conosce pause. Nella notte tra domenica e lunedì la Russia ha lanciato un nuovo attacco missilistico balistico su Kiev, il secondo nel giro di poche ore. Le esplosioni sono state udite in tutta la capitale e l'aeronautica militare ucraina ha diramato l'allarme per l'intera città. Il bilancio provvisorio fornito dalle autorità parla di una donna di 21 anni rimasta uccisa e di almeno tre feriti, con danni a una stazione della metropolitana e a un edificio residenziale.

Il sindaco Vitalij Kličko ha confermato che i soccorritori sono al lavoro tra le macerie per verificare che non ci siano altre vittime.

Nelle stesse ore, droni ucraini a lungo raggio hanno colpito obiettivi energetici a San Pietroburgo, la città natale del presidente russo Vladimir Putin. Secondo le autorità locali, l'attacco ha provocato almeno un morto e ha innescato incendi in due impianti petroliferi. L'operazione rientra nella strategia di Kiev di colpire le infrastrutture che alimentano la macchina bellica russa, un tema che è diventato centrale nello scontro politico con Washington proprio nelle ultime settimane.

Lo stallo diplomatico e le distanze tra alleati

Il quadro che emerge dalle dichiarazioni contrapposte è quello di una frattura sempre più profonda tra Kiev e l'amministrazione repubblicana. Zelensky, pur ribadendo di considerare Trump un alleato e di volersi fidare di lui, ha sottolineato che le decisioni prese finora dalla Casa Bianca non aiutano né l'Ucraina né gli Stati Uniti. Il riferimento è alle recenti mosse di Washington, dall'accordo sul gasolio russo al congelamento delle sanzioni previste dal Graham Act, misure che secondo il leader ucraino rischiano di prolungare il conflitto anziché avvicinarne la fine.

Rubio, dal canto suo, ha ribadito che l'impegno americano per una soluzione negoziata resta prioritario e che gli Stati Uniti non hanno interrotto la condivisione di informazioni di intelligence con Kiev. Il segretario di Stato ha anche sottolineato che sia Zelensky sia Putin devono concentrarsi sulla fine della guerra, mentre Washington continuerà a cercare tutte le strade possibili per facilitare un cessate il fuoco. Parole che, tuttavia, non sembrano aver placato le preoccupazioni ucraine circa il rischio di un accordo costruito alle spalle di Kiev.

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