La corsa all’intelligenza artificiale sta strangolando il mercato della memoria: prezzi alle stelle per RAM e SSD, e Framework conferma che non ci sarà tregua.

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il produttore di computer modulari Framework, da sempre attento a comunicare con trasparenza le dinamiche dei prezzi dei componenti ai propri utenti, ha pubblicato un aggiornamento mensile che gelida le speranze di chi attendeva un ritorno alla normalità. La situazione, spiega l’azienda, è destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi, con i costi della memoria RAM, in particolare la nuova DDR5, che continuano la loro inesorabile lievitazione -1. Quello che sta accadendo, e che gli analisti hanno ormai ribattezzato con termini come “RAMageddon” o “chip squeeze”, è un effetto domino la cui origine va ricercata altrove, lontano dal mercato dei PC e degli smartphone: la febbre dell’intelligenza artificiale sta divorando la produzione mondiale di chip di memoria -1-2.

Il cuore del problema, spiegano i rapporti di analisti di settore e le dichiarazioni raccolte da Bloomberg, risiede nella domanda pressoché infinita di server e infrastrutture per l’AI -3. Colossi come Nvidia, per produrre i propri acceleratori, necessitano di enormi quantità di memorie ad alta larghezza di banda, le cosiddette HBM. Questi componenti, complessi da realizzare e dal margine di guadagno molto più alto, sono diventati il nuovo oro per produttori come Samsung, SK Hynix e Micron, che hanno dirottato gran parte della loro capacità produttiva per soddisfare le commesse delle aziende che costruiscono data center, trascurando di fatto la produzione dei chip “standard” necessari all’elettronica di consumo -3. Il risultato è una scarsità drammatica di DRAM e NAND, con un’impennata dei prezzi che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera tecnologica.

Router e decoder sotto scacco, la banda larga a rischio

A lanciare l’allarme più recente è Counterpoint Research, che ha evidenziato come il rincaro record, in alcuni casi vicino al 600 per cento, minacci ora la fornitura di dispositivi fondamentali come i router per la banda ultralarga e i decoder per le televisioni via cavo. I produttori di memorie, spiega la società di analisi, danno la precedenza alle forniture per i server AI, garantiti da margini più elevati e contratti milionari. Questa pressione sulla capacità produttiva si traduce in una carenza massima per tutte le altre applicazioni consumer, con un effetto a cascata che colpisce anche settori apparentemente distanti come quello delle telecomunicazioni. La conseguenza, già tangibile, è un aumento eccezionale dei prezzi per componenti chiave di router e modem, la cui incidenza sul costo totale del prodotto è passata in un solo anno dal 3% a oltre il 20%, mettendo in crisi gli operatori e rischiando di ritardare i piani di espansione delle reti di nuova generazione.

Pianificazioni sconvolte, da PlayStation alle auto

L’onda d’urto di questa crisi si sta abbattendo con violenza anche sui grandi player dell’elettronica di consumo, costretti a rivedere completamente le proprie roadmap di prodotto. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, Sony Group starebbe seriamente valutando l’ipotesi di rinviare il lancio della sua prossima console, la PlayStation 6, al 2028 o addirittura al 2029, saltando di fatto la finestra di lancio prevista per il 2027. Un ritardo epocale che rischierebbe di spezzare quel legame con i consumatori abituati a un aggiornamento generazionale ogni sette anni circa. Non va meglio nel settore automobilistico, dove persino Tesla, per voce di Elon Musk, ha ammesso di essere costretta a considerare la costruzione di una propria fabbrica di chip per non soccombere alla carenza, mentre Tim Cook di Apple ha già messo in guardia gli investitori sull’impatto che questa situazione avrà sui margini di profitto dell’iPhone.

Il paradosso dei prezzi: l’AI che costa cara a tutti

Ciò che rende la situazione particolarmente insidiosa, e che emerge dalle parole dei dirigenti di Micron Technology, è la natura strutturale e di lungo periodo di questa carenza. Non si tratta di un classico boom-bust ciclico a cui il settore è abituato, ma di una trasformazione profonda della domanda. L’investimento massiccio in infrastrutture AI da parte di Alphabet, Amazon e Meta, che quest’anno potrebbe raggiungere cifre vicine ai 200 miliardi di dollari ciascuno, sta creando un “superciclo” di domanda che continuerà ad assorbire gran parte della produzione mondiale di chip per gli anni a venire. L’amministratore delegato di Lenovo, Yang Yuanqing, ha parlato di uno squilibrio strutturale destinato a durare almeno per tutto l’anno in corso, mentre Patel di Framework, in una sessione di domande e risposte su YouTube, ha ipotizzato che la situazione non si normalizzerà prima del tardo 2027. In questo scenario, il prezzo per gigabyte di RAM continua a fluttuare selvaggiamente, rendendo ogni ordinativo una scommessa e lasciando presagire nuovi, inevitabili rincari per chiunque voglia acquistare un dispositivo elettronico, dal più semplice smartphone al più potente dei computer.

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