Un altro giovane operaio muore sul lavoro: tragedia alla Stm di Maniago
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Redazione Interno
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Daniel Tafa, appena ventiduenne, aveva festeggiato il compleanno il giorno prima della tragedia. Nato a San Vito al Tagliamento e residente a Vajont, lavorava alla Stm di Maniago, azienda specializzata nello stampaggio a caldo. Poco dopo l’una e trenta, durante un’operazione che aveva eseguito decine di volte, una scheggia incandescente lo ha colpito alla schiena, uccidendolo sul colpo. Stava riavviando l’impianto di produzione – una linea collegata a un forno – quando lo stampo su cui lavorava, sottoposto a temperature elevatissime, si è frantumato all’improvviso.
Quella di Tafa è solo l’ultima di una serie di morti sul lavoro che, in poche ore, hanno scosso il Paese. A Sant’Antonio Abate, in Campania, un altro operaio ha perso la vita in un’azienda che tratta rifiuti, portando a cinque il numero delle vittime registrate nella regione dall’inizio dell’anno. La Cgil Napoli e Campania ha parlato di "mattanza", denunciando l’assenza di interventi efficaci per fermare quella che ormai appare come un’emergenza strutturale.
Elly Schlein, segretaria del Pd, ha sottolineato l’urgenza di misure concrete. "Ventidue, cinquantuno e trentotto anni: tre morti in poche ore, e sono solo gli ultimi", ha scritto in una nota, aggiungendo che non si può più parlare di semplici incidenti. "Abbiamo offerto la nostra disponibilità al governo, ma finora senza riscontri".




