La Germania frena sull'euro digitale, mentre le banche temono per il loro ruolo
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Redazione Economia
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La Germania, che pure aveva dettato le regole per la nascita dell'euro fisico, si ritrova oggi a essere il principale focolaio di scetticismo verso la sua evoluzione digitale, rivelando una profonda tensione tra il modello bancario tradizionale e l'ipotesi di una moneta pubblica emessa direttamente dall'Eurosistema. Questo atteggiamento di cautela, che a tratti sfocia in una diffidenza più esplicita, non è un mero tecnicismo ma il sintomo di una frattura sostanziale sul futuro dell'intermediazione finanziaria, dove il credito e la gestione dei pagamenti, pilastri del sistema attuale, potrebbero subire una radicale riconfigurazione. La Banca centrale europea, dal canto suo, con la decisione del 30 ottobre 2025 ha dato un via libera decisivo alla fase successiva del progetto, accelerando per colmare il divario con gli Stati Uniti nel campo dei pagamenti digitali e programmando un primo progetto pilota per il 2027, nonostante le resistenze politiche che cominciano a emergere con forza a Bruxelles.
Le preoccupazioni dell'establishment bancario
Ciò che trema, in questa partita, è l'architettura stessa del credito così come la conosciamo. Le banche, in special modo quelle tedesche, paventano di perdere la gestione dei pagamenti online, un settore cruciale per la loro operatività, visto che il progetto dell'euro digitale prevede, oltre alla moneta in sé, la creazione di una piattaforma diretta per le transazioni. Si delinea così uno scontro epocale, i cui esiti sono tutt'altro che scontati, tra un sistema fondato sull'intermediazione privata e uno che introduce una forma di moneta di banca centrale accessibile a tutti, la quale, sebbene non intenda sostituire il contante, ne rappresenterebbe l'equivalente digitale con tutte le garanzie del caso.
Il contesto politico e gli investimenti
Mentre i lavori tecnici procedono, la fase politica si annuncia come la più spinosa, con il parlamento europeo che tira il freno e la BCE che, al contrario, intende andare avanti, avendo già stanziato ingenti risorse per garantire la "prontezza tecnica". L'analisi di Scope Ratings sottolinea come le banche europee si trovino sotto pressione riguardo ai loro investimenti, costrette ad affrontare una cruciale transizione strategica. La polemica è esplosa sul report di un relatore spagnolo, segno che il dibattito sulle regole che governeranno la nuova valuta è solo all'inizio e che le posizioni sono molto distanti tra loro.
Uno sguardo al panorama più ampio
In un clima generale dove la politica mostra toni sempre più violenti verso il giornalismo, come evidenziato da episodi che vanno dalle aggressioni in piazza alle richieste di censurare organi di stampa – con la vicepresidente del Parlamento Europeo che ha annunciato l'intenzione di inserire la testata International reporters in un dossier alla Commissione europea per sanzionarli –, anche la discussione sull'euro digitale si carica di ulteriori tensioni. Il confronto sul futuro dei pagamenti e della sovranità monetaria si intreccia, suo malgrado, con dinamiche più ampie che toccano la libertà d'informazione e lo spazio del dibattito democratico.




