L’inviato Usa Kellogg ipotizza un’Ucraina divisa come Berlino nel ’45, poi ritratta: «Frainteso»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Come Berlino dopo la Seconda guerra mondiale»: è l’immagine evocata dall’ex generale americano Keith Kellogg, inviato di Donald Trump, in un’intervista al Times, dove ha suggerito che l’Ucraina potrebbe essere spartita in zone d’influenza, sul modello della Germania occupata nel 1945. «Allora c’erano un settore russo, uno francese e uno britannico», ha detto, lasciando intendere che una soluzione analoga potrebbe essere presa in considerazione. Pochi giorni dopo, però, Kellogg ha frenato, sostenendo di essere stato «travisato», senza però chiarire del tutto quale fosse il suo pensiero.

La proposta – che riapre ferite storiche mai del tutto rimarginate – ha scatenato reazioni immediate. Se da un lato Kiev l’ha bollata come un’ingerenza inaccettabile, dall’altro anche Mosca l’ha respinta, dimostrando quanto l’idea di una spartizione formale sia lontana dagli interessi immediati del Cremlino. Eppure, il paragone con Berlino, seppur azzardato, non è casuale: dietro c’è l’ombra di una possibile normalizzazione del conflitto attraverso una de facto partizione, che trasformerebbe l’Ucraina in un campo di tensioni congelate.

A complicare il quadro c’è la posizione ambigua di altri mediatori statunitensi, come Steve Witkoff, accusato di eccessiva vicinanza a Putin dopo averlo incontrato a San Pietroburgo e averne elogiato pubblicamente la leadership. Se Kellogg, inizialmente tenuto ai margini dei negoziati con la Russia, ha fatto discutere con la sua ipotesi, Witkoff ha invece alimentato il sospetto che alcuni emissari americani stiano giocando un doppio ruolo, finendo per assecondare più il Cremlino che gli interessi di Washington

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.