La madre di Beatrice lascerà il carcere per l’addio alla bimba: il gip concede l’autorizzazione
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Redazione Interno
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Sarà un funerale, quello della piccola Beatrice, segnato da una presenza tanto attesa quanto giuridicamente complessa: Emanuela Aiello, la madre della bimba di due anni morta a Bordighera lo scorso febbraio, ha ottenuto il via libera per partecipare alle esequie.
La donna, attualmente detenuta nel carcere di Torino con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia (un reato contestato anche al compagno Manuel Iannuzzi), aveva formalizzato la richiesta al gip di Imperia con una motivazione che lascia poco spazio a interpretazioni: “Voglio dire addio alla mia bambina”.
Una frase, quest’ultima, che restituisce il peso del gesto, anche se la data del rito funebre deve ancora essere fissata; la procura, infatti, attende il deposito della relazione definitiva del medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo della piccola, un passaggio tecnico senza il quale non può essere concesso il nulla osta per la sepoltura.
Un corteo di familiari tra reclusioni e tensioni
Non sarà però la sola figura genitoriale a varcare la soglia della chiesa, ammesso e non concesso che il rito venga celebrato a porte aperte. Al momento, gli investigatori stanno valutando l’ipotesi di un funerale blindato proprio per gestire le delicate dinamiche tra i presenti, visto che al corteo parteciperà anche Maurizio Rao, il padre biologico della bambina.
Anche lui si trova attualmente in stato di detenzione nel carcere di Sanremo, sebbene per altri reati, e la sua presenza – accanto a quella della madre accusata di maltrattamenti – potrebbe innescare scintille in un contesto familiare già reso incandescente dalla tragedia; a ciò si aggiunga la possibile presenza dei nonni materni e del nonno paterno, un intreccio di dolori e rancori che rende l’organizzazione un vero e proprio rompicapo logistico per le forze dell’ordine.
Le indagini e l’attesa della relazione autoptica
Proprio per scongiurare qualsiasi rischio di tensione, non è escluso che la gestione dell’intera cerimonia venga presa in carico direttamente dalla Prefettura di Imperia. Una scelta, quella dell’eventuale rito a porte chiuse, che garantirebbe l’ordine pubblico ma solleverebbe inevitabilmente il velo su un caso giudiziario ancora avvolto nell’ombra dei dettagli autoptici.
Gli inquirenti, dal canto loro, procedono con la massima cautela: manca ancora il responso definitivo del consulente medico, un elemento che potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e consolidare l’impianto accusatorio che vede la madre e il compagno (entrambi in isolamento) al centro di un’indagine per maltrattamenti culminati nel decesso della minore.
Le sorelline e il silenzio delle istituzioni
Mentre la macchina della giustizia cerca di districarsi tra l’urgenza di dare una sepoltura dignitosa a Beatrice e l’esigenza di preservare le prove tecniche, resta in sospeso anche la questione delle due sorelline della vittima, di 7 e 10 anni. Allontanate dal nucleo familiare subito dopo la morte della piccola, le due bambine – i cui racconti sarebbero stati determinanti per far scattare le manette – potrebbero essere ammesse al funerale oppure no, a seconda della valutazione dei servizi sociali.
Una decisione, quest’ultima, destinata a pesare come un macigno sull’intera vicenda, in attesa che la procura liberi finalmente i corpi per l’ultimo saluto.
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