Spalletti e la Juventus, a Cremona si è visto qualcosa di diverso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Juventus di Luciano Spalletti, che ha raccolto un pari significativo contro il Napoli, ha mostrato i primi, seppur embrionali, segni di un'impronta differente nella trasferta di Cremona. In un campionato che, fino a questo momento, non aveva brillato per vivacità, il ritorno in panchina dell'allenatore toscano rappresenta un elemento di rottura, un tentativo di introdurre un calcio più articolato e propositivo. Si tratta, tuttavia, di comprendere se questa versione di Spalletti sarà capace di ritrovare la magia che incantò Napoli o se, al contrario, rimarrà una pallida controfigura di se stesso, come purtroppo accadde durante l'esperienza con la Nazionale italiana, un periodo non facile per una serie di ragioni che vanno al di là delle sue sole responsabilità. Per lui, la Juve costituisce una formidabile occasione di rivalsa professionale e, in un certo senso, di rivincita umana, considerando come l'avventura con gli azzurri doveva rappresentare l'ultimo, degno atto di una carriera coronata dallo scudetto conquistato nella città di Maradona.

Le prime mosse del nuovo corso

Come sottolineato dall'analisi di Luca Calamai, è prematuro parlare di un colpo di fulmine, ma l'inizio di questa collaborazione si è manifestato sotto i migliori auspici con la vittoria contro una Cremonese che non si è rivelata un avversario semplice da affrontare. Quelli ottenuti, insieme al pareggio con il Napoli, sono risultati preziosi che iniziano a delineare un percorso. In campo, a Cremona, si sono potuti osservare alcuni accenni di quello che viene comunemente definito "spallettismo", un'idea di gioco costruita in sole ventiquattr'ore e con appena una sessione di allenamento a disposizione del nuovo tecnico. La squadra è stata immediatamente indirizzata verso un cambiamento di rotta, sebbene alcune scelte fossero state in parte anticipate in precedenza, senza che sia dato sapere con certezza se su diretta indicazione dell'allenatore oppure no.

I dettagli tattici emersi

Tra le prime mosse osservabili, una delle più significative ha riguardato il posizionamento di Koopmeiners in una funzione arretrata, un adattamento che punta a sfruttare le sue caratteristiche tecniche per impostare il gioco dalle retrovie. Questo dettaglio, assieme ad altri aggiustamenti nella disposizione dei giocatori, mira a creare superiorità numerica nella fase di costruzione e a garantire una transizione più fluida verso la manovra offensiva. L'intenzione è di imprimere un ritmo differente al collettivo, cercando di controllare il pallone più a lungo e di cercare le soluzioni negli spazi stretti, un approccio che distingue la filosofia di Spalletti. Si è visto qualcuno di loro muoversi con maggiore libertà, scambiandosi le posizioni e provando a finalizzare l'azione con un numero maggiore di uomini in area di rigore.

La sfida per il futuro

La strada da percorrere rimane ovviamente lunga e irta di difficoltà, ma questi primi segnali lasciano intravedere un potenziale di crescita notevole. La vittoria, per quanto di misura, contro una squadra ben organizzata come il Cremonese e il pareggio con un Napoli che ancora una volta è stato salvato dall'intervento decisivo di Milinkovic-Savic, forniscono una base di partenza solida su cui lavorare. L'obiettivo, come ha affermato Calamai, non è più così utopistico parlare di un possibile assalto allo scudetto, se il processo di assimilazione delle idee proseguirà con questa rapidità. La squadra sembra aver accolto con prontezza le nuove direttive, mostrando una disponibilità al sacrificio e al cambiamento che sono il presupposto indispensabile per qualsiasi progetto ambizioso.

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