Jumpers - un salto tra gli animali, folla di vip alla prima di Roma tra Panariello e la Insolia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’era una lunga staccionata bianca, ieri sera, a delimitare il perimetro del The Space Cinema Moderno di Roma, e quella staccionata non aveva una funzione meramente estetica: elencava, con una serie di punti scritti in ordine sparso, quelle che sono le norme di comportamento dello stagno, il microcosmo sociale attorno a cui ruota l’intera narrazione di “Jumpers - Un salto tra gli animali”, il nuovo film d’animazione Disney e Pixar che arriverà nelle sale italiane a partire dal 5 marzo. Ospiti, influencer e una folla di appassionati si sono dati appuntamento per calpestare uno speciale yellow carpet, una scelta cromatica che tradisce immediatamente il mood solare e avventuroso della pellicola, e per assistere alla genesi di un cartone che, nelle intenzioni del regista Daniel Chong, avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa. Fu Pete Docter, direttore creativo dello studio, a suggerire di accantonare l’idea di un film sui pinguini – genere di cui si contano forse fin troppi esempi – e di virare verso l’ecosistema dei castori, animali che, nella loro operosità, costruiscono dighe e creano zone umide capaci di rigenerare l’ambiente circostante, un dettaglio non da poco in una storia che parla di equilibrio naturale.
La protagonista assoluta, nelle cui sembianze si calerà la giovane attrice Tecla Insolia, è Mabel, una diciannovenne appassionata di natura al punto da perdere la pazienza con la razza umana, e che per salvare una radura a cui è legata fin dall’infanzia – un luogo dove trovava rifugio insieme alla nonna – non esita a trasferire la propria coscienza in un castoro robotico. L’espediente fantascientifico, quello di una tecnologia segreta in grado di immergere l’uomo nella società animale per studiarla senza interferire, è il motore che catapulta la ragazza in una realtà parallela, dove le gerarchie sono precise e dove imparerà a conoscere Re George, un castoro dalla personalità gioviale interpretato nella versione italiana da Giorgio Panariello, e il sindaco Jerry Generazzo, cui Francesco Prando presta una voce misurata e ambigua. Il paragone con “Pom Poko”, il capolavoro del 1994 di Isao Takahata, viene naturale a molti: anche lì erano gli animali a lottare contro l’espansione urbana, anche lì la metafora dello sviluppo edilizio a danno del territorio era fin troppo chiara. In questo caso, però, la minaccia è rappresentata da un’autostrada che il primo cittadino intende costruire per garantirsi la rielezione, cementificando l’habitat dei roditori e ignorando deliberatamente le conseguenze ambientali.
Una genesi lunga sei anni e un cast di voci d’eccezione
L’idea del film, come ha avuto modo di raccontare la produttrice Nicole Paradis Grindle, ha richiesto un lavoro certosino durato sei anni, con circa quattrocento persone impegnate a vario Titolo nella lavorazione: si sono visitati parchi, ascoltati scienziati, costruiti modellini e plastici per rendere credibile un mondo dove, però, la credibilità lascia spesso il passo a una comicità scanzonata e a un’estetica volutamente “peluche”, per usare le parole dello stesso Chong. La volontà era quella di non appesantire la pellicola con discorsi moraleggianti, pur mantenendo intatto il messaggio di fondo: siamo tutti animali, abitiamo lo stesso pianeta, e solo unendo le forze si può contrastare chi, per interesse personale, è disposto a distruggere tutto. Accanto ai protagonisti principali, meritano una menzione le voci di Rossella Izzo, che interpreta la regina degli insetti, e di un nutrito gruppo di doppiatori che danno vita a un bestiario variegato e straripante, in cui ogni specie sembra avere una propria organizzazione sociale e una propria regola non scritta.
Panariello e la tecnologia: tra libero arbitrio e intelligenza artificiale
Giorgio Panariello, intervistato a margine dell’evento milanese, ha voluto sottolineare come la pellicola affronti, seppur con i toni leggeri dell’animazione, temi di strettissima attualità: la possibilità che la tecnologia diventi uno strumento per salvare il mondo piuttosto che per armarlo, e il ruolo dell’intelligenza artificiale in questo delicato equilibrio. L’attore toscano, che nelle vesti di Re George si trova a dirigere corsi di aerobica di gruppo e a coniare le celebri “leggi dello stagno”, ha osservato come, per ora, il libero arbitrio sia ancora saldamente nelle mani degli esseri umani, e come dipenda da noi l’uso che si sceglie di fare di questi strumenti. La sua voce, calda e riconoscibile, si sposa perfettamente con il carattere bonario del castoro leader, un personaggio che forse non ambiva al trono, ma che una volta incoronato si dedica con entusiasmo alla cura dei suoi sudditi, anche a costo di veder assottigliata la propria capigliatura per via dello stress e della sindrome dell’impostore.
Mabel, una Giovanna d’Arco contemporanea in difesa dello stagno
Mabel, invece, è stata descritta da Daniel Chong come una ragazza caotica e imprevedibile, una qualità che gli animatori hanno cercato di rendere evidente fin dal character design, con quei capelli un po’ selvaggi che sembrano quasi conferirle tratti animaleschi ancora prima della trasformazione robotica. Trasferita la sua coscienza nel del castoro meccanico, la giovane si troverà a dover barcollare tra l’istinto umano di voler risolvere tutto e le dinamiche imperscrutabili della fauna dello stagno, stringendo amicizia con creature che non avevano mai conosciuto un’alleata così determinata. In molti, guardando le prime immagini, hanno colto un’analogia con il cinema d’azione: la stessa produttrice ha accostato la vicenda a un “Mission: Impossible” in versione animale, dove l’infiltrata deve muoversi in incognito senza farsi scoprire, mentre Chong non ha mai nascosto di essersi ispirato ai documentari in cui robot-spia vengono immersi nella natura per osservare da vicino i comportamenti delle specie più elusive. “Jumpers”, però, rimane prima di tutto un film che strizza l’occhio al divertimento puro, a quella comicità che secondo il regista era alla base dei primi grandi successi Pixar come “Toy Story” o “Monsters & Co.”, e che negli ultimi anni aveva lasciato spazio a derive più malinconiche. Un ritorno alle origini, dunque, che non disdegna di affrontare il tema dell’emergenza climatica, ma lo fa attraverso le gesta di roditori paffuti e di una ragazza che non si arrende, pronta a salire sullo skateboard e a lottare contro un sistema che ha già deciso il destino di quel bosco.




