Tecla Insolia, unica italiana tra le stelle emergenti della Berlinale: il riconoscimento europeo dopo il doppio David
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A ventidue anni, Tecla Insolia si ritrova a navigare con disinvoltura acque che per molti coetanei resterebbero inesplorate, e il suo sbarco alla Berlinale 2026 – dove è stata insignita del premio European Shooting Stars – rappresenta la naturale emersione di un percorso iniziato tempo fa, quando ancora l’adolescenza non si era del tutto congedata. La kermesse tedesca, che proseguirà fino al 22 febbraio, l’ha inserita nella rosa ristretta dei dieci migliori talenti emergenti del vecchio continente, facendone di fatto l’unica rappresentante italiana in una selezione che quest’anno, va detto, attinge da un bacino particolarmente ricco di proposte. Non è un caso, né tantomeno un colpo di fortuna: chi segue il cinema italiano con attenzione aveva già annotato il suo nome dopo l’exploit ai David di Donatello 2025, quando si portò a casa due statuette – una delle quali per L’arte della gioia di Valeria Golino – diventando la più giovane attrice a riuscirci nella stessa edizione. Quel bis, che avrebbe potuto appesantire le aspettative su di lei, sembra invece averle allargato la visuale, permettendole di guardare all’Europa con la legittima ambizione di chi ha già dimostrato di saperci fare, e bene.
Un red carpet in pizzo nero e la naturalezza di chi non cerca il clamore
Sul tappeto rosso del festival, Tecla Insolia è apparsa con un total look Valentino che giocava tutto sulle trasparenze e sulle stratificazioni del nero, quasi a voler raccontare – attraverso la scelta sartoriale – una personalità che non ama le esposizioni gridate. Il pizzo, si sa, è tessuto ambiguo: lascia intravedere ma nasconde, e lei, in quell’equilibrio tra pudore e mostrazione, ci si è mossa con la padronanza di chi il mestiere lo frequenta da un decennio, pur avendo ancora l’età per sentirsi stupita dalle cose. Accanto a lei, gli altri nove Shooting Stars provenienti da altrettanti paesi: volti nuovi per il grande pubblico, ma già noti agli addetti ai lavori, e con i quali condividerà non solo le passerelle ma anche una serie di incontri pensati per agevolare l’inserimento nel mercato cinematografico continentale. Per l’occasione, l’attrice toscana – piombinese di origine, per la precisione – ha sfoggiato un outfit che i cronisti di moda hanno definito “coerente” e “già adulto”, aggettivi che raramente si spendono per una ragazza della sua età, ma che nel suo caso suonano come il riconoscimento di una maturità espressiva evidente anche fuori dal set.
Il doppiaggio Disney e quel salto nella mente degli animali
Mentre il festival berlinese le dedica vetrine e riflettori, Tecla Insolia si prepara all’uscita di Jumpers - Un salto tra gli animali, pellicola d’animazione firmata Disney (in arrivo nelle sale il 5 marzo) per la quale presta la voce a Mabel, un’adolescente con una passione sconfinata per la natura e le sue creature. Il personaggio, curioso e determinato, sperimenta una tecnologia che le consente di entrare nella testa degli animali – operazione non priva di rischi e di sorprese – e la giovane attrice ha raccontato di essersi divertita particolarmente nel dare e voce a questa esplorazione fantastica. In cabina di doppiaggio, ha incrociato le sue battute con quelle di Giorgio Panariello, Francesco Prando e Rossella Izzo, un quartetto che mischia generazioni e stili, e che restituisce l’idea di un prodotto pensato per intercettare pubblici diversi. Ma al di là dell’operazione commerciale, che pure ha la sua importanza, quello che colpisce nella traiettoria di Insolia è la capacità di tenere insieme impegni così distanti: dal dramma d’autore (Familia di Francesco Costabile, per citarne uno) alla leggerezza apparente dell’animazione, passando per il teatro musicale con Primavera di Damiano Michieletto.
Il rapporto con i riconoscimenti e la consapevolezza del mestiere
Intervistata durante la manifestazione tedesca, Tecla Insolia ha confessato di vivere questo momento con un certo straniamento, mescolando l’onore per il premio ricevuto – che definisce “enorme opportunità” – con la fatica di doversi raccontare continuamente, spiegando che le parole, quando escono, assumono un peso che a volte nemmeno lei sa gestire. La sua generazione, si sa, è abituata alla sovraesposizione, ma lei sembra muoversi in controtendenza: pochi social, molte riflessioni, e una cura quasi maniacale nello scegliere i copioni, perché – ha detto – “se non vivi, cosa porti poi nel lavoro?”. La giuria che l’ha selezionata per le Shooting Stars, composta fra gli altri dalla regista Danica Ćurčić e dal premio Oscar Danis Tanović, ha sottolineato la sua capacità di portare sullo schermo “una forza reale” unita a una “fragilità” che non scade mai in maniera, qualità che nel panorama contemporaneo non sono così scontate. E mentre a Berlino il festival prosegue il suo corso, lei si prepara già ai prossimi impegni, con la consapevolezza – maturata presto, va detto – che i premi non sono un traguardo ma solo pietre miliari di un cammino ben più lungo e accidentato.




