La polizia basca carica gli attivisti della flottiglia a Bilbao, Israele convoca l’incaricata d’affari di Madrid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non bastava la detenzione in acque internazionali da parte dei militari israeliani, né il trattamento umiliante documentato nei video diffusi dal ministro Ben-Gvir, che avevano già scatenato la replica diplomatica di mezza Europa.

I sei membri della delegazione basca della Global Sumud Flotilla, rientrati in patria dopo essere stati rilasciati da Tel Aviv, hanno trovato ad accoglierli all’aeroporto di Bilbao la violenza indiscriminata dell’Ertzaintza, la polizia autonoma basca. itagnol +3

È accaduto sabato scorso, quando il gruppo – reduce da uno scalo in Turchia – è atterrato intorno alle 14 e, fermandosi all’uscita degli arrivi per immortalare il rientro con una foto ricordo, ha innescato una reazione sproporzionata da parte delle forze dell’ordine. itagnol +3

Cariche e manganellate in diretta mondiale

Il clima era già teso, in quell’aeroporto del nord della Spagna, a causa della presenza di decine di manifestanti pro-Palestinesi in attesa degli attivisti; una tensione che è degenerata quando la polizia ha tentato di disperdere il gruppo, trasformando la zona arrivi in un campo di battaglia. secoloditalia +3

Le immagini, rimbalzate in tempo reale sulle televisioni pubbliche e diventate virali in rete, mostrano scene di una brutalità che ha dell’incredibile: agenti che colpiscono con i manganelli persone già riverse al suolo, le trascinano per il pavimento e le bloccano con le manette dietro la schiena, mentre intorno si levano urla e confusione. itagnol +3

Il bilancio ufficiale parla di quattro arrestati – due attivisti e due sostenitori – e due agenti medicati per le contusioni riportate, ma la cosiddetta “immunità” garantita a sinistra sembra aver subito una battuta d’arresto sotto le lamelle di plastica dei cronisti.

Il collettivo GSF, in una nota diffusa subito dopo i fatti, ha espresso “profonda indignazione” per questa “violenta aggressione” subita proprio nel momento in cui i sei baschi, dopo giorni di detenzione e torture psicofisiche per mano delle forze di occupazione, credevano di aver finalmente trovato un porto sicuro. ilfattoquotidiano +3

Il governo basco ammette gli errori, ma parte l’inchiesta

Di fronte all’evidenza delle immagini – che mostrano manganellate e cariche in piena regola in un’area di transito civile – l’esecutivo guidato dal lehendakari non ha potuto far finta di nulla.

Il governo basco, con una mossa rara per la sua tempestività, ha immediatamente ammesso “errori” nella gestione della sicurezza quello stesso giorno, cercando di arginare una polemica che rischiava di travolgere l’immagine dell’Ertzaintza, un corpo di polizia solitamente meno incline a certi eccessi rispetto ad altre forze spagnole. secoloditalia +3

La divisione Affari Interni della polizia basca ha annunciato l’apertura di un’indagine per accertare se la condotta degli agenti sul campo sia stata conforme alle procedure standard; un’indagine che, vista la pressione internazionale, dovrà produrre risultati concreti e non limitarsi a una semplice formalità burocratica. rainews +3

Le voci critiche, in un crescendo rovente, hanno subito paragonato il trattamento riservato ai sei attivisti – reduci da un’esperienza traumatica in Medio Oriente – alle stesse violenze subite in Israele, come se il rientro a casa fosse diventato una mera estensione della prigionia. rainews +3

La controffensiva israeliana e il braccio di ferro diplomatico

Se Madrid e Vitoria-Gasteiz speravano di gestire l’incidente in sordina, la reazione di Tel Aviv ha spazzato via ogni possibilità di riservatezza.

Il ministero degli Esteri israeliano, cogliendo l’occasione per ribaltare la narrazione dopo le condanne europee ricevute per il fermo della flottiglia in mare, ha convocato l’incaricata d’affari dell’ambasciata spagnola, Francisca Pedrós, chiedendo spiegazioni ufficiali. ilfattoquotidiano +3

In una nota dal tono volutamente sarcastico, la diplomazia di Netanyahu – che ormai da più di un anno vede Trump alla Casa Bianca e si muove con maggior disinvoltura sullo scenario globale – ha ironizzato sulla richiesta iberica, definendo gli attivisti “anarchici” e sollevando il sospetto che tra di loro vi sia un cittadino spagnolo, Saif Abu Keshek, legato a strutture vicine ad Hamas e già oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti. ilfattoquotidiano +3

Il governo spagnolo, rappresentato dal ministro Albares, si trova così in una posizione scomoda: condannato a gestire la gogna mediatica per le violenze della propria polizia in casa, mentre cerca di mantenere una linea dura contro le modalità di detenzione israeliane, una contraddizione che alimenta il fuoco incrociato delle polemiche. itagnol +3

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