Il petrolio scende sotto i 90 dollari e le Borse ne approfittano, ma resta la volatilità dettata da Trump
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Redazione Economia
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Le tensioni in Medio Oriente, un fattore che da settimane tiene col fiato sospeso gli operatori finanziari, sembrano aver concesso una tregua sui mercati, seppur breve e condizionata. Le principali piazze europee hanno chiuso la seduta in netto rialzo, trascinate da un elemento che, di questi tempi, fa notizia: il calo del prezzo del petrolio. Il Brent, dopo aver sfiorato e superato la soglia psicologica dei cento dollari, è scivolato nuovamente sotto quota novanta, un movimento ribassista che ha immediatamente rinfrancato gli animi degli investitori, timorosi per l’impatto che un costo dell'energia così elevato potrebbe avere sull'inflazione e sulle future decisioni delle banche centrali. A Milano, il Ftse Mib ha guidato la corsa con un balzo del 2,6%, portandosi a 45.201,69 punti, mentre Francoforte, Parigi e Londra hanno registrato performance di tutto rispetto, con guadagni compresi tra l'1,6 e il 2,4%. Una reazione a catena, quella dei listini, che dimostra quanto il termometro dell'economia reale sia agganciato alle fluttuazioni delle materie prime.
A determinare questo arretramento del greggio, che ha visto il Wti attestarsi intorno agli 86 dollari, sono state principalmente le dichiarazioni arrivate da Washington. Il presidente Donald Trump, noto per il suo approccio diretto e talvolta controverso alle comunicazioni pubbliche, ha lasciato intendere una possibile prossima conclusione del conflitto che coinvolge l'Iran, alimentando negli operatori la speranza di una de-escalation. A ciò si è aggiunta la pressione del G7, che sta valutando il rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio per immettere liquidità nel mercato e calmierare ulteriormente i prezzi, nonostante al momento manchi ancora un'intesa definitiva tra i Sette grandi. Gli investitori, in pratica, hanno scommesso sulla fine delle ostilità, premiando quei settori, come quello automobilistico e dei trasporti, che più di altri soffrono per il caro-carburanti.
Il fattore Trump e l'incertezza come nuova normalità
Tuttavia, a ben guardare, il quadro che emerge è tutt'altro che idilliaco e stabile. Gli stessi mercati che oggi esultano sono gli stessi che ieri erano in profondo rosso, vittime di oscillazioni violente e repentine che stanno diventando il tratto distintivo di questa fase storica. Il cosiddetto "fattore Trump" gioca un ruolo preponderante in questa dinamica: ogni dichiarazione, ogni post sui social, ogni risposta a una domanda dei giornalisti da parte del presidente americano è in grado di spostare masse ingenti di capitali in pochi minuti, creando un ambiente iper-reattivo. Per gli speculatori professionisti, queste montagne russe rappresentano un'occasione unica per realizzare profitti in tempi rapidi; per il risparmiatore comune, invece, orientarsi diventa un'impresa sempre più ardua, esposta a sbalzi d'umore che nulla hanno a che fare con i fondamentali economici delle aziende.
Il prezzo del petrolio, in particolare, è diventato il termometro più sensibile di questa volatilità. Dopo le fiammate della settimana precedente, causate dall'inasprirsi delle operazioni militari di Israele e Stati Uniti contro Teheran, il ribasso di ieri è stato accolto come una boccata d'ossigeno. Ma gli analisti sanno bene che basta un nuovo lancio di un missile, o una dichiarazione bellicosa da una delle parti in causa, per far risalire le quotazioni con la stessa rapidità con cui sono scese. La tregua, insomma, è affidala a equilibri geopolitici fragilissimi e a dichiarazioni pubbliche che spesso si rivelano contraddittorie nel giro di poche ore, un contesto che rende qualsiasi previsione a medio termine una scommessa più che un'analisi.
Nonostante il clima positivo di recupero, le nubi all'orizzonte non si sono certo dissolte. L'Iran continua a rappresentare una variabile impazzita e la comunità internazionale osserva con apprensione gli sviluppi di un conflitto che potrebbe allargarsi. L'attenzione, nei prossimi giorni, rimarrà focalizzata sulle decisioni del G7 in merito alle riserve strategiche e, soprattutto, sulle prossime parole che usciranno dalla Casa Bianca. In questo scenario, l'unica certezza per i mercati sembra essere l'incertezza stessa, con la volatilità destinata a rimanere la compagna di viaggio di qualsiasi investitore.




