Pordenone Capitale della Cultura 2027: il sindaco Parigi promette sorprese
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Redazione Interno
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Pordenone, città friulana con poco più di 50 mila abitanti, è stata proclamata Capitale della Cultura italiana per il 2027, superando altre nove finaliste, tra cui Savona e La Spezia, in un derby ligure che ha tenuto col fiato sospeso entrambe le città. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha annunciato la decisione durante una cerimonia ufficiale a Roma, assegnando a Pordenone un contributo di un milione di euro per realizzare il progetto “Pordenone 2027. Città che sorprende”. Un claim che non è solo uno slogan, ma una promessa, come ha sottolineato il sindaco Alberto Parigi, il quale, pur consapevole della fatica del percorso, ha ringraziato tutte le persone e le associazioni che hanno reso possibile questo traguardo.
«Finalmente non saremo più conosciuti solo come la città delle caserme», ha dichiarato Parigi, riferendosi a un passato in cui Pordenone era nota soprattutto per essere stata sede di servizio di leva obbligatorio per migliaia di giovani. Oggi, invece, la città si propone come un luogo capace di coniugare economia e cultura, dimostrando una vitalità che va oltre gli stereotipi. Un obiettivo ambizioso, che punta a trasformare l’immagine di una realtà spesso considerata periferica, ma che ora si trova al centro di un progetto culturale di respiro nazionale.
Savona, che aveva investito energie e risorse nel dossier “Nuove rotte per la cultura”, ha accolto la notizia con sportività, congratulandosi con Pordenone. Il sindaco Marco Russo, pur deluso, ha voluto comunque celebrare il percorso intrapreso, organizzando una festa in piazza davanti al Comune. «Il messaggio deve essere che “a Savona si può”», ha dichiarato Russo, sottolineando il cammino incredibile compiuto dalla città in due anni di lavoro, coinvolgendo migliaia di persone e decine di associazioni.
Anche La Spezia, entrata in gara in extremis, ha dovuto fare i conti con la sconfitta. Qui, però, si guarda già oltre, cercando di trasformare la delusione in un’opportunità per ripensare il futuro culturale della città.




