Bce verso il rialzo al 2,50%: perché non è scontato che i tassi arrivino al 3%
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Redazione Economia
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La Banca centrale europea dovrebbe procedere oggi, secondo aspettative unanimi, a un rialzo di 25 punti base del tasso sui depositi, portandolo dal 2,25% al 2,50%. Il Consiglio direttivo si riunisce a Berlino, presso la Deutsche Bundesbank, e la decisione appare già ampiamente incorporata nelle quotazioni: tutti i 65 economisti interpellati da Reuters tra il 31 agosto e il 3 settembre prevedevano un aumento di un quarto di punto, mentre i mercati monetari attribuiscono al rialzo una probabilità prossima alla certezza. Meno scontato, però, è ciò che accadrà dopo settembre.
La partita si gioca sulle proiezioni e sulla soglia del 2,50%
L'attenzione si concentrerà sulle nuove proiezioni economiche dello staff per il triennio 2026-2028, che potrebbero incorporare una crescita di breve periodo più robusta e un'inflazione più elevata rispetto alle stime di giugno. Il dato determinante resta l'inflazione core, scesa al 2,4% ad agosto dal 2,5% precedente, con la componente dei servizi in calo dal 3,3% al 3%. Secondo Gregor Kapferer, Head of Developed Markets Debt di Vontobel, circa il 90% della spinta inflazionistica dell'anno sarebbe legato all'approvvigionamento energetico.
Il livello del 2,50% assume così un valore particolare: si colloca sul limite superiore dell'intervallo ritenuto neutrale, compreso tra l'1,75% e il 2,50%. Oltre quella soglia, la politica monetaria entrerebbe in territorio apertamente restrittivo per contrastare uno shock dal lato dell'offerta.
Mercati e case d'investimento su traiettorie divergenti
Sul percorso successivo si registra una spaccatura. Gli operatori finanziari prezzano un tasso sui depositi al 2,73% entro dicembre, attribuendo una probabilità del 90% a un ulteriore rialzo, e un picco al 3,05% entro settembre 2027.
Peter Goves, Head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS Investment Management, ha dichiarato di avere difficoltà a giustificare le aspettative di mercato relative a tre ulteriori aumenti di 25 punti base, ricordando che gli indicatori salariali restano compatibili con il target di medio periodo e che i margini di profitto delle imprese sono sotto pressione. Su posizioni analoghe si collocano Vontobel, Pimco e Invesco, che ritengono i mercati sviluppati in procinto di scontare un orientamento monetario eccessivamente restrittivo.
Da ING si sottolinea come un nuovo rialzo oltre settembre rischierebbe di danneggiare la ripresa dell'area euro.
Energia, Bund e rendimenti: i numeri del contesto
La funzione di reazione dell'istituto è diventata in larga misura sensibile all'andamento dei prezzi dell'energia, e i mercati ne hanno preso atto. Il rendimento del Bund tedesco a due anni, indicatore delle aspettative degli investitori sul livello a cui i tassi potrebbero stabilizzarsi nel tempo, ha seguito molto da vicino l'andamento dei prezzi del petrolio e del gas naturale.
Sul fronte delle materie prime, il gas al Ttf di Amsterdam si mantiene sopra quota 78 euro per megawattora, ai massimi da tre anni, mentre il Brent del Mare del Nord ha superato i 100 dollari al barile, con un rialzo del 2,74%. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran alimentano i timori di interruzioni delle forniture.
In questo quadro, i rendimenti dei titoli di Stato dell'area euro hanno toccato nuovi massimi: il Btp decennale viaggia intorno al 4,21%, lo spread con il Bund resta fermo a 82 punti base, il rendimento tedesco decennale si attesta al 3,39% e l'OAT francese al 3,83%.
Il quadro macro e il calendario delle prossime decisioni
L'inflazione complessiva dell'Eurozona è risalita al 3,3% ad agosto, il massimo da settembre 2023, sostenuta dalle rinnovate pressioni sui prezzi dell'energia e sulle catene di fornitura. L'area euro ha assorbito sia lo shock legato al conflitto in Iran sia quello derivante dalla debolezza del settore industriale cinese meglio di quanto temuto, e questi elementi dovrebbero trovare riscontro nelle nuove stime.
La crescita potrebbe essere rivista leggermente al rialzo, a circa lo 0,9% nel 2026 e all'1,4% nel 2027, mentre il quadro dei prezzi appare più complesso: leggermente più favorevole nel 2026, quando è attesa al 2,9%, ma più persistente negli anni successivi. Christine Lagarde dovrebbe confermare l'approccio basato su decisioni riunione per riunione, dipendenza dai dati e monitoraggio degli effetti di secondo livello. Il calendario del 2026 prevede i prossimi appuntamenti il 29 ottobre e il 17 dicembre, entrambi a Francoforte.
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