Banca Generali, la "lepre" del risparmio che tutti vogliono: dividendi, consulenti e clienti top

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Che Banca Generali rappresentasse un obiettivo strategico per Mediobanca era chiaro da tempo. "La guardavamo da cinque anni", ha ammesso il ceo Alberto Nagel, sottolineando come l’operazione potesse generare valore. I numeri, del resto, parlano da soli: con 103,8 miliardi di masse gestite, il Leone si colloca al quarto posto tra i gestori con reti in Italia. Ma è il segmento private a fare la differenza, con 71 miliardi di asset concentrati su clienti con patrimoni superiori ai 500 mila euro, posizionandosi così alle spalle solo di Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Quello tra Mediobanca e Generali, d’altronde, è un legame che affonda le radici nella storia. Non si tratta soltanto di incroci azionari, ma di un intreccio che ha visto figure come Cesare Merzagora – presidente di Generali dal 1968 al 1979 – muoversi tra Comit e la compagnia assicurativa. Un rapporto che ora rischia di spezzarsi, con l’Ops da 6,3 miliardi lanciata da Mediobanca su Banca Generali in cambio della partecipazione in Generali.

Il primo banco di prova sarà il 16 giugno, quando l’assemblea degli azionisti di Mediobanca dovrà decidere se approvare l’operazione o mantenere una strategia autonoma. La passivity rule, attivata dopo l’offerta del Monte dei Paschi, complica ulteriormente le cose: servirà il via libera dell’assemblea ordinaria con una maggioranza del 50% più un’azione, dato che non sono previste modifiche statutarie.

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