Stroppa, il mago delle promozioni: dalla Cremonese al Venezia, il bis al “Picco” che vale la serie A

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si ripete la storia, e per Giovanni Stroppa il déjà-vu ha il sapore dolcissimo della promozione. A distanza di appena undici mesi esatti dalla gioia sfrenata vissuta sulla stessa panchina, quella della Cremonese, il tecnico lodigiano ha riconfermato la propria dote più cristallina: quella di saper trasformare le squadre di serie B in macchine da guerra capaci di strappare il biglietto per la massima serie. È accaduto ieri, al “Picco” di La Spezia, dove il suo Venezia – che molti davano per spacciato a inizio stagione – ha strappato un pareggio per 2 a 2 che vale una valanga di emozioni, e lo ha fatto con un turno d’anticipo sulla fine del campionato. Nessuna festa posticipata, nessuna sofferenza all’ultimo respiro: i lagunari hanno ufficializzato il ritorno in serie A quando mancavano ancora novanta minuti al termine della regular season, complice anche il clamoroso scivolone del Monza, sconfitto a Mantova.

Uno specialista senza pari, tra Crotone, Monza e la doppietta ligure

Chi conosce la carriera di Stroppa non può certo stupirsi. Non è la prima, né la seconda volta che il 58enne di Mulazzano riesce in questa impresa: dopo aver portato in serie A Crotone (con quella rimonta diventata leggenda), Monza e Cremonese, eccolo qui a firmare la quarta promozione personale. Una statistica che lo colloca, di diritto, in un club esclusivo del calcio italiano, quello degli allenatori in grado di cambiare il destino di più club diversi senza mai tradire il proprio marchio di fabbrica, fatto di gioco coraggioso e capacità di gestire la pressione. “Per quello che abbiamo fatto durante la stagione – ha dichiarato a caldo il tecnico, mentre i suoi giocatori si abbracciavano sotto la curva ospite – meritavamo questo risultato e di portare a casa il campionato”. Frase asciutta, senza retorica, che pesa come un macigno: la sua squadra ha corso, sudato e spesso giocato meglio degli avversari, senza mai nascondersi.

La partita del “Picco” e il destino incrociato con lo Spezia

Il copione, sul campo ligure, è stato avvincente sin dai primi minuti. Il Venezia è passato in vantaggio dopo appena sette giri di lancetta: Yeboah, al suo decimo centro stagionale, ha infilato il portiere avversario con un destro secco che ha gelato il pubblico di casa. Lo stesso attaccante, poco dopo mezz’ora del primo tempo, si è però preso la responsabilità e l’onta del rigore sbagliato – un errore che in altre serate sarebbe costato caro, ma che i suoi compagni hanno saputo riparare. Nella ripresa, al 25’, è stato Sagrado a firmare il raddoppio, un gol che sembrava chiudere ogni discorso. Invece lo Spezia, ferito nell’orgoglio, ha reagito con rabbia e ha confezionato la rimonta parziale, fissando il risultato sul 2 a 2. Per i lagunari, però, quel pari è valso più di una vittoria: la promozione era già matematica, visto il ko del Monza altrove.

Le conseguenze in classifica e il resto di un campionato ancora aperto

Con questo pareggio, e con la sconfitta dei brianzoli a Mantova, il Venezia si è garantito uno dei due posti utili per la promozione diretta. Il Frosinone, dal canto suo, ha fatto il proprio dovere battendo la Juve Stabia e si è issato al secondo posto, mettendo in ghiaccio lo champagne in attesa dell’ultima giornata. Un discorso a parte merita il Palermo, che pur distratto da un inizio soft è riuscito a ribaltare due volte il Catanzaro nell’antipasto dei play-off, vincendo una partita che regala morale ma non certezze. In coda, invece, la lotta per non retrocedere resta infuocata: il Bari ha sprintato imponendosi per 2 a 0 sull’Entella, rispedendo proprio i liguri tra i pericolanti, mentre Sampdoria e Padova hanno raccolto successi pesanti in ottica salvezza. Play-out e retrocessioni, insomma, si decideranno soltanto all’ultimo respiro del campionato. Per il Venezia, però, quelle urla, quei cori e quella musica che hanno invaso lo spogliatoio del “Picco” sono già la colonna sonora di un ritorno nella massima serie – esattamente un anno dopo l’ultima, dolorosa retrocessione. E Giovanni Stroppa, una volta di più, si conferma l’artigiano di questo miracolo calcistico. Nessuna magia, solo metodo, esperienza e quella strana abitudine di festeggiare sempre nello stesso, identico stadio.

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