Medioriente: oltre 200 morti nei raid israeliani su Gaza, salta la tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle prime ore del mattino del 18 marzo, una nuova escalation di violenza ha travolto la Striscia di Gaza, dove i raid aerei israeliani hanno causato la morte di almeno 200 persone, secondo quanto riportato dalle autorità locali palestinesi e ripreso da fonti mediatiche internazionali, tra cui Al Jazeera. L’operazione militare, che ha preso di mira obiettivi legati al movimento islamista Hamas, ha interrotto bruscamente la tregua che, seppur fragile, aveva caratterizzato gli ultimi giorni del conflitto. Le bombe, cadute su diverse aree della Striscia, hanno colpito non solo presunti bersagli militari, ma anche tende di sfollati a Khan Younis, provocando vittime tra i civili, inclusi bambini, e lasciando oltre 150 feriti.

Hamas, da parte sua, ha accusato il governo israeliano di aver “deciso di affossare” l’accordo di cessate il fuoco, sostenendo che questa mossa metterebbe a rischio il destino degli ostaggi israeliani ancora nelle mani del gruppo palestinese. In una dichiarazione, il movimento ha puntato il dito contro il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo esecutivo, definendolo “estremista” e responsabile di aver riacceso il conflitto. Israele, tuttavia, ha giustificato l’offensiva sostenendo che Hamas stava riarmando le proprie forze e preparando nuovi attacchi, motivo per cui l’esercito israeliano (Idf) ha deciso di agire preventivamente.

I raid, che hanno preso di mira anche figure di spicco di Hamas, secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Kann, non sembrano destinati a fermarsi. Un funzionario israeliano, citato dai media locali, ha dichiarato che l’operazione militare proseguirà “fino a quando sarà necessario”, lasciando intendere che l’offensiva potrebbe estendersi oltre i bombardamenti aerei. Intanto, il bilancio delle vittime continua a salire, mentre le operazioni proseguono a ondate, alimentando ulteriormente la già drammatica crisi umanitaria nella regione.

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