Il governo studia il decreto Primo maggio: bonus giovani, incentivi per le lavoratrici e stretta sui contratti scaduti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidente del Consiglio e la ministra del Lavoro, Marina Calderone, si sono incontrate il primo aprile – una riunione di lavoro, a quanto si apprende, finalizzata a fare il punto sulle misure già in campo per l’occupazione e i salari – per avviare una riflessione sui nuovi interventi destinati a contrastare il fenomeno, sempre più radicato, del lavoro povero. Da quell’incontro sarebbero emersi alcuni punti cardine del cosiddetto decreto Primo maggio, il provvedimento che il governo intende varare in occasione della Festa dei Lavoratori, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il potere d’acquisto dei dipendenti senza però intervenire direttamente sui minimi tabellari stabiliti dai contratti collettivi.

Agevolazioni fiscali e contributive, ma nessun aumento diretto dei minimi salariali

La strategia dell’esecutivo, stando alle bozze che circolano negli ambienti parlamentari, si concentra invece su una serie di bonus in busta paga ottenibili attraverso sgravi fiscali e contributivi: un approccio indiretto, insomma, che mira ad aumentare la retribuzione netta senza modificare la contrattazione nazionale. Tra le ipotesi più accreditate figura un rafforzamento delle agevolazioni per le lavoratrici, con misure dedicate a chi rientra dopo una maternità o opera in settori a forte disparità di genere. Non si tratterebbe, va precisato, di una riforma strutturale, ma di un pacchetto di incentivi temporanei – una logica già sperimentata in passato – che dovrebbe accompagnarsi a un tentativo di accelerare i rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Scadenza al 30 aprile per bonus giovani e Zes: la proroga al momento non c’è

Proprio sul fronte dei rinnovi, la bozza in circolazione contiene una disposizione che ha già sollevato più di una discussione tecnica. Si prevede che, decorsi sei mesi dalla data di scadenza del Ccnl – in assenza di un accordo tra le parti – venga corrisposta ai lavoratori un’indennità pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Tale percentuale salirebbe al 60% dopo dodici mesi di cosiddetta “vacanza contrattuale”. Resta da capire se questa misura avrà carattere sperimentale o strutturale, ma intanto gli ultimi giorni di aprile segnano la scadenza di due incentivi chiave: l’esonero contributivo per l’assunzione di giovani under 35 e quello per le imprese insediate o che si insedieranno nella Zes (Zona economica speciale). Entrambi i bonus, rinnovati dal decreto Milleproroghe 2026, scadono il 30 aprile. Molti si attendevano una proroga con il decreto Primo maggio, ma la prima bozza del testo non contiene alcun rinvio di queste agevolazioni.

Occupazione femminile e indennità per ritardi nei rinnovi contrattuali

Il governo sta comunque lavorando su un impianto complessivo che potrebbe essere approvato proprio il primo maggio, giorno della Festa dei Lavoratori. Oltre agli sgravi per le lavoratrici – un capitolo su cui la ministra Calderone avrebbe chiesto uno sforzo aggiuntivo di copertura finanziaria – e al meccanismo delle indennità per i contratti scaduti, restano sul tavolo alcune misure minori di sostegno al reddito. Non si parla, invece, di interventi diretti per chi è fuori dal mercato del lavoro, se non attraverso il potenziamento di politiche attive già esistenti. Il decreto, insomma, sembra voler premiare chi un impiego ce l’ha già, alleggerendo il cuneo fiscale in modo mirato e provando a mettere una pezza – con la minaccia dell’indennità – alla lentezza dei rinnovi contrattuali.

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