Diesel a 2,19 euro, il governo frena sulle accise mobili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Eni ha ridotto a 2,19 euro al litro il prezzo consigliato del diesel ai distributori, allontanando la prospettiva di un intervento immediato del governo sulle accise mobili. La nuova riduzione, annunciata venerdì 9 ottobre, arriva mentre l'esecutivo valuta come affrontare il caro carburanti dopo la scadenza dello sconto fiscale sul gasolio. Il calo dei listini concede un margine di tempo al governo, impegnato anche nella preparazione della prossima legge di bilancio, ma non cancella gli aumenti che continuano a pesare su automobilisti, imprese e famiglie.

Prezzi del gasolio, cosa cambia dopo il nuovo taglio di Eni

La compagnia petrolifera ha abbassato il listino di altri due centesimi, portandolo dal precedente livello di 2,21 euro a quello già annunciato a settembre, quando erano stati introdotti i primi tetti commerciali. Il prezzo consigliato non va però confuso con il limite massimo ufficiale, che rimane fissato a 2,25 euro al litro. La differenza dipende anche dalla componente fiscale: dal 6 ottobre è terminata la riduzione delle accise, che garantiva uno sconto di circa sei centesimi sul diesel. Eni ha mantenuto il proprio sistema di contenimento dei prezzi senza assorbire interamente il maggior costo derivante dalla fine dell'agevolazione.

Le rilevazioni dell'Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano quanto il costo effettivo alla pompa sia ancora elevato. Il 9 ottobre il prezzo medio nazionale in modalità self service era di 2,258 euro al litro per il gasolio e di 2,035 euro per la benzina. Sulla rete autostradale i valori salivano rispettivamente a 2,281 e 2,046 euro. Le quotazioni risultavano in leggero calo rispetto al giorno precedente, ma il confronto annuale indicava rincari nell'ordine del 19,5%. Anche altre compagnie, tra cui IP e Q8, hanno adeguato i propri listini alla nuova situazione fiscale, mentre la diminuzione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati ha contribuito ad attenuare parte degli aumenti.

Accise mobili, perché il governo non interviene subito

Il meccanismo delle accise mobili permette di utilizzare il maggior gettito IVA generato dall'aumento dei prezzi energetici per finanziare riduzioni delle imposte sui carburanti. Il governo guidato da Giorgia Meloni aveva valutato di ricorrervi alla scadenza delle precedenti agevolazioni, senza però adottare il decreto necessario. La presidente del Consiglio ha indicato in circa 170 milioni di euro le risorse riferite al mese di settembre potenzialmente utilizzabili per questa misura. La scelta riguarda soprattutto il momento dell'impiego: intervenire mentre sono operativi i tetti commerciali delle compagnie oppure conservare le risorse per una fase di maggiore pressione sui prezzi.

All'interno dell'esecutivo sono emerse valutazioni differenti. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha precisato che l'ipotesi delle accise mobili non è stata abbandonata, mentre il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha richiamato l'attenzione sul costo elevato e sulla durata limitata degli interventi fiscali. Il confronto coinvolge anche le compagnie petrolifere e il settore della raffinazione. Durante un incontro con i rappresentanti degli impianti italiani, il governo ha chiesto di aumentare la produzione di benzina, gasolio e carburante per aerei. I raffinatori hanno spiegato che ulteriori incrementi richiederebbero modifiche alle specifiche tecniche europee dei prodotti, indicando una capacità aggiuntiva potenziale compresa tra uno e 1,5 milioni di tonnellate annue in Italia.

Imprese agricole in difficoltà e risorse della legge di bilancio

Il caro gasolio continua a provocare difficoltà particolarmente gravi nel settore agricolo. Confagricoltura ha sollecitato interventi urgenti, segnalando l'impatto dei rincari sul riscaldamento delle serre e delle stalle, sulle lavorazioni dei terreni, sulle semine e sull'irrigazione. L'aumento dei costi energetici coinvolge anche trasporto, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari, con conseguenze sui prezzi sostenuti dai consumatori. Il presidente dell'organizzazione provinciale di Grosseto, Attilio Tocchi, ha chiesto sia misure immediate sia strategie strutturali per limitare l'esposizione delle aziende alle crisi energetiche. Tra le richieste figurano maggiori capacità di raffinazione europee e strumenti straordinari di sostegno economico.

Per alleviare i costi del settore primario, Enilive applica dal 2 ottobre uno sconto del 20% sul prezzo al netto dell'IVA dei carburanti destinati all'agricoltura e alla motopesca. Anche IP ha introdotto una riduzione dedicata, senza comunicarne una percentuale uniforme. Le iniziative hanno scadenza fissata al 31 ottobre, con possibilità di proroga. Le associazioni agricole ricordano inoltre che i precedenti crediti d'imposta sui carburanti erano limitati agli acquisti effettuati nei mesi di marzo, aprile e maggio. Confagricoltura ha chiesto all'Unione europea anche un quadro temporaneo straordinario di aiuti, accompagnato da una maggiore flessibilità di spesa per gli Stati membri.

Il contenimento dei costi energetici si inserisce infine nelle decisioni di finanza pubblica legate alla prossima manovra. Il governo ha previsto di utilizzare gli spazi concessi dalla clausola di salvaguardia europea per l'energia e, in misura parziale, quelli destinati alla difesa, con importi programmati di 14,4 miliardi di euro per ciascun ambito fino al 2028. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato di aver rinunciato a circa 8 miliardi di ulteriore margine di spesa potenziale, richiamando la necessità di tutelare le esigenze sociali. La documentazione esaminata dalla commissione Finanze della Camera precisa che l'effettivo utilizzo degli spazi per la sicurezza energetica è subordinato alla procedura europea e all'autorizzazione del Consiglio dell'Unione europea.

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