Opas Mps, Intesa Sanpaolo delibera l'aumento di capitale e il fronte anti-Lovaglio supera il 33%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha compiuto un nuovo passo formale nella partita per Monte dei Paschi di Siena, deliberando l'aumento di capitale sociale a pagamento a servizio dell'Opas promossa sulla totalità delle azioni ordinarie dell'istituto senese. L'operazione esegue la delega conferita dall'assemblea straordinaria dello scorso 10 settembre e si accompagna alle dichiarazioni rese dal gruppo circa il valore dei beni conferendi, ossia le azioni Mps portate in adesione, e all'idoneità dell'esperto incaricato della valutazione.

Le autorità di vigilanza hanno già autorizzato la computabilità nel Common Equity Tier 1 di Intesa delle azioni che saranno emesse nell'ambito dell'aumento.

I termini economici dell'offerta dopo il rilancio

La proposta sottoposta agli azionisti di Rocca Salimbeni prevede 16 azioni Intesa di nuova emissione ogni 10 azioni Mps, alle quali si aggiunge una componente in denaro salita da 1 a 1,25 euro per ciascun titolo conferito. Il corrispettivo, calcolato sui prezzi ufficiali del 5 giugno 2026 utilizzati dall'offerente come riferimento, equivale a 10,341 euro per azione Mps, contro gli 8,970 euro segnati dal titolo in quella data; in caso di adesione totalitaria il controvalore complessivo dell'operazione è indicato in circa 31,4 miliardi di euro.

L'efficacia dell'Opas resta subordinata all'esito dell'assemblea convocata per il 29 ottobre: qualora i soci approvino i punti della parte straordinaria relativi alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali e ai connessi aumenti di capitale, Intesa ha chiarito che considererà definitivamente inefficace la propria offerta.

La composizione del fronte contrario al piano Lovaglio

A sostegno dell'operazione si è formalmente schierata Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio primo azionista di Mps con il 17,6% del capitale, che ha assunto nei confronti dell'offerente l'impegno ad aderire all'Opas con l'intera partecipazione detenuta, pari a 534.676.825 azioni, comprendendo anche il comportamento di voto coerente con le condizioni dell'offerta nell'assemblea di fine mese.

Alla posizione della finanziaria lussemburghese si è aggiunta quella di Edizione, il veicolo della famiglia Benetton titolare dell'1,45% del capitale, che ha manifestato l'intenzione di aderire e di diventare azionista stabile di Intesa. Il gruppo Caltagirone, attraverso la holding F.G.C. che detiene il 10,26% di Mps, ha invece deliberato all'unanimità di votare contro tutti e cinque i punti all'ordine del giorno dell'assemblea straordinaria, recependo integralmente le valutazioni del comitato degli amministratori indipendenti.

La somma di queste partecipazioni porta il fronte contrario al piano dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio a superare la soglia del 33% del capitale sociale.

Le parole di Messina e il nodo Antitrust

Intervenendo a un convegno di Coldiretti a Roma, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha espresso fiducia nelle valutazioni dell'Antitrust, sottolineando che il gruppo è pronto ad adeguarsi alle decisioni dell'Autorità: «Noi ci fidiamo dell'Antitrust, quello che faranno sarà giusto».

Il manager ha ribadito che l'operazione «crea valore per gli azionisti Intesa, quelli del Monte dei Paschi, e per i clienti», richiamando l'esperienza maturata nelle precedenti integrazioni bancarie e l'impegno a garantire «il massimo rispetto anche al territorio di Siena». Messina ha inoltre collegato il dossier senese al ruolo di presidio di stabilità del sistema finanziario nazionale, definendo il risparmio delle famiglie «la nostra tripla A».

Le preoccupazioni sul fronte occupazionale e territoriale

Sul versante sindacale, la Fisac Cgil di Siena ha diffuso una nota in cui denuncia i rischi legati all'operazione per l'occupazione, la rete delle filiali e l'erogazione del credito, chiedendo garanzie per i lavoratori e per il territorio. Il sindacato ricorda che nel 2017 lo Stato intervenne con risorse pubbliche per mettere in sicurezza l'istituto e che «quei sacrifici non possono essere dimenticati», aggiungendo che operazioni di questa dimensione non aiutano l'economia reale dei territori né le imprese ad avere affidamenti adeguati.

La nota sottolinea come la cancellazione della concorrenza porti con sé «servizi ridotti, desertificazione della presenza bancaria e contrazione del credito a famiglie e attività produttive», in un territorio già colpito da una profonda crisi economica e sociale.

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