Garlasco, il nodo competenze e le trame di un cold case
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ruota attorno all’omicidio di Chiara Poggi, un cold case che da anni solleva interrogativi e nuovi sviluppi, si arricchisce di un ulteriore tassello procedurale, mentre le dichiarazioni degli uomini coinvolti si intrecciano con le questioni di diritto.
La questione della competenza territoriale
L’attenzione si focalizza, in questa fase, sulla corretta individuazione del foro competente, un aspetto che, se mal gestito, potrebbe generare profili di nullità. A sottolinearlo è Vinicio Nardo, penalista di chiara fama ed ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, il quale, interrogato sulla possibilità di indagare i presunti corruttori nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolto l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, ha indicato senza esitazione la competenza di Brescia. “Competerebbe certamente a Brescia”, ha affermato, richiamando il dettato del terzo comma dell’articolo 11 del codice di procedura penale, “quello che sposta la competenza per i processi ai magistrati”. Una precisazione non meramente accademica, bensì cruciale per lo svolgimento di un procedimento già di per sé intricato.
Le accuse all'ex procuratore Mario Venditti
Al centro del fascio di indagini della procura bresciana c’è proprio Mario Venditti, iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari. L’accusa, che egli respinge con veemenza, è di aver ricevuto una somma compresa tra i venti e i trentamila euro in cambio dell’archiviazione, da lui richiesta nel 2017, di Andrea Sempio. Quest’ultimo, amico del fratello della giovane vittima, era finito nel mirino delle nuove indagini sulla morte di Chiara Poggi, trovata senza vita nella sua abitazione di Garlasco. “Mi offende come uomo e come magistrato che per 45 anni ha servito lo Stato”, ha dichiarato Venditti, negando con forza di aver mai accettato denaro o benefit di alcun tipo dalle persone legate a Sempio, smentendo così qualsiasi condotta illecita.
Le smentite dell'ex carabiniere Silvio Sapone
Parallelamente, dalle dichiarazioni di Silvio Sapone, l’ex carabiniere la cui abitazione è stata perquisita lo scorso venerdì nell’ambito della stessa inchiesta, emergono ulteriori smentite. In un’intervista concessa a “Dentro la notizia”, l’uomo ha assicurato di non aver mai avuto contatti con Andrea Sempio, affermando di averlo visto soltanto in due distinte occasioni di carattere ufficiale. Le sue parole, che giungono a seguito di un atto investigativo significativo come una perquisizione, mirano a scollegare la sua figura dalle trame relazionali che gli inquirenti stanno ricostruendo.
La rinuncia del consulente Garofano
Intanto, sul versante strettamente processuale, il quadro della difesa di Andrea Sempio registra un mutamento di non poco conto. Luciano Garofano, l’ex generale del Ris noto al grande pubblico, ha infatti rinunciato all’incarico di consulente tecnico. A renderlo noto è stata l’avvocata Angela Taccia, che assiste l’indagato, spiegando come la decisione sia maturata nel corso dell’incidente probatorio ancora in essere. “La rinuncia è legata a divergenze tecniche nella difesa”, ha precisato la legale, aggiungendo un particolare non trascurabile: nonostante il passo indietro, Garofano si sarebbe detto “convinto dell’innocenza di Sempio” fino all’ultimo. Un’uscita di scena che, seppur all’insegna di un dissenso professionale, non sembra dunque minare la fiducia della difesa nella posizione del proprio assistito.




