Telefonata Trump-Walz, il governatore del Minnesota: «Il presidente ha accettato di ridurre gli agenti Ice»
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Redazione Esteri
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Nonostante l'ondata di gelo che sta stringendo gran parte del paese, il clima a Minneapolis resta incandescente, surriscaldato dalla morte dell'infermiere Alex Pretti, ucciso durante un'operazione condotta da alcuni agenti federali dell'Ice. Un episodio che, come una miccia, ha innescato proteste dilaganti in varie città americane e ha rinfocolato lo scontro, già aspro, tra le autorità statali e locali da una parte e l'amministrazione federale dall'altra. In questo quadro teso, la conversazione telefonica intercorsa tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il governatore del Minnesota Tim Walz rappresenta un possibile, benché fragile, spiraglio verso una de-escalation, come ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nel corso di un briefing con i giornalisti.
Il percorso per ripristinare l'ordine
Secondo quanto riferito dalla Leavitt, Trump ha delineato con Walz un percorso volto a ripristinare l'ordine pubblico, un piano che vedrebbe in prima linea il governatore stesso e il sindaco di Minneapolis nell'attuare le necessarie misure. La portavoce ha aggiunto, circostanza non secondaria, che se tale piano venisse applicato con efficacia non si renderebbe più necessario l'impiego degli agenti federali dell'Ice e del Border Patrol nell'area. Una dichiarazione che, sebbene non costituisca un impegno formale e irrevocabile, segna un punto di flessione rispetto alla linea dura finora perseguita dall'esecutivo, il quale aveva intensificato le operazioni proprio nelle cosiddette "città santuario".
Minneapolis, un simbolo di resistenza
La crisi di Minneapolis, d'altro canto, è andata assumendo una portata che travalica i confini locali, trasformandosi in un simbolo della resistenza alle politiche immigratorie restrittive dell'amministrazione Trump. La città, che si è autoproclamata "santuario", è divenuta il teatro di uno scontro istituzionale dai risvolti potenzialmente esplosivi, un vero e proprio test sia per la strategia federale sia per la capacità di reazione delle amministrazioni periferiche. Il tutto mentre, sullo sfondo, si consumavano tragedie come quella di Pretti, la cui morte ha alimentato un moto di indignazione che si è rapidamente propagato, rendendo la gestione della situazione ancor più delicata.
La risposta legale dello Stato
La risposta delle autorità del Minnesota alla pressione federale non si è limitata alla dimensione politica o di piazza, ma ha imboccato anche la via legale. Lo Stato del Minnesota, insieme alle città di Minneapolis e St. Paul, ha infatti citato in giudizio il Dipartimento per la Sicurezza Interna, chiedendo di bloccare almeno temporaneamente la stretta sull'immigrazione che ha portato, tra le altre conseguenze, alla morte di due persone per mano di agenti governativi. Un giudice federale è chiamato ad ascoltare le argomentazioni delle parti proprio oggi, in un'udienza che potrebbe rappresentare un altro snodo cruciale in questa complessa partita, il cui esito è strettamente intrecciato alla trattativa in corso tra il governatore Walz e la Casa Bianca.




