I Duran Duran tornano in Italia, tra nostalgia e nuovi concerti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è chi li ha amati da adolescente, sognando di ballare al ritmo di Rio o di Save a Prayer, e chi li ha scoperti dopo, attraverso le storie di chi quei tempi li ha vissuti davvero. I Duran Duran, band simbolo degli anni Ottanta, sono tornati in Italia, e con loro riaffiorano i ricordi di un’epoca in cui la musica era sinonimo di evasione, glamour e ribellione controllata. Dopo le tappe a Roma e Bari, è toccato a Milano accogliere Simon Le Bon e compagni, protagonisti di una serata all’Ippodromo LaMaura nell’ambito degli I-Days.
Non è un caso che il loro ritorno coincida con un anniversario significativo: quarant’anni fa, nel 1985, i Duran Duran si esibivano al Festival di Sanremo con The Wild Boys, lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva. Quella performance, che allora divise critica e pubblico, oggi è considerata un momento cruciale per la diffusione del new wave in Italia. E proprio a Sanremo, lo scorso febbraio, la band ha fatto un’apparizione sorprendente, con Le Bon che, in un siparietto ironico, ha “sposato” Katia Follesa, riaccendendo l’entusiasmo delle fan più devote.
Quelle stesse fan, oggi cinquantenni, si sono ritrovate sotto il palco di Bari come se il tempo non fosse mai passato. Con le cuffie sostituite dagli smartphone, ma con la stessa passione di quando incollavano i poster alle pareti delle camerette, hanno cantato ogni strofa, dimostrando che certi legami musicali non si spezzano. A Milano, l’atmosfera non è stata diversa: l’Ippodromo di San Siro si è trasformato in una macchina del tempo, riportando in vita sonorità che, pur radicate negli anni Ottanta, conservano una freschezza inaspettata.
La scaletta del tour, sebbene non ufficialmente confermata nei dettagli, ha ripercorso i successi più celebri, da Hungry Like the Wolf a Girls on Film, senza dimenticare le incursioni nell’ultimo album. L’apertura dei cancelli nel tardo pomeriggio ha permesso al pubblico di immergersi gradualmente in un’esperienza che non è stata solo un concerto, ma un vero e proprio viaggio emotivo. E mentre le luci del palco illuminavano volti ormai adulti, ma ancora capaci di emozionarsi, è parso chiaro che i Duran Duran, più che una band, sono diventati un fenomeno generazionale.




