Duran Duran a Milano, quarant’anni dopo: ventimila fan in coro tra nostalgia e hit senza tempo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non erano solo una band, e non lo sono neppure oggi. I Duran Duran, che negli anni ’80 venivano spesso liquidati – con una certa sufficienza – come idoli da teenager, hanno dimostrato ancora una volta di essere molto più di un fenomeno passeggero. Venerdì 20 giugno, all’Ippodromo Snai di San Siro, davanti a una folla di ventimila persone, hanno trasformato il loro concerto in una celebrazione collettiva, un viaggio attraverso quattro decenni di musica che ha plasmato generazioni.

Quella di Milano è stata la quarta tappa italiana del loro tour europeo, a quarant’anni esatti dalla prima esibizione nel nostro Paese, quando nel 1985 approdarono al Festival di Sanremo. Un anniversario che non è passato inosservato, tanto più che lo scorso febbraio la band è tornata proprio sullo stesso palco aristonico, quasi a chiudere un cerchio. Ma se allora il contesto era più istituzionale, qui l’atmosfera è stata tutt’altra cosa: un’esplosione di energia, con il pubblico – in larga parte femminile, con un’età media che sfiorava i cinquantacinque anni – in piedi fin dal primo accordo.

Tra loro c’era chi, determinato, aveva preso posto alle 17 sotto il palco, sfidando il sole cocente pur di garantirsi una vista privilegiata. E quando, verso le 19, sono saliti sul palco i Les Votives – gruppo spalla giovane e carico di grinta – l’ippodromo era già strapieno, con pochi spazi liberi sull’erba. Qualcuno aveva portato con sé figlie o nipoti, quasi a testimoniare una trasmissione del culto tra generazioni. Ma la vera sorpresa, per chi si aspettava un evento nostalgico, è stata la freschezza delle performance: Simon Le Bon, la voce iconica del gruppo, ha mantenuto un timbro sorprendentemente limpido, mentre Nick Rhodes, dietro alle tastiere, e John Taylor, al basso, hanno dimostrato una precisione ritmica che pochi avrebbero scommesso potesse resistere così a lungo.

Il momento più emozionante? Quello della torta portata sul palco per festeggiare il compleanno di Taylor, tra cori improvvisati e mani alzate al cielo. E poi, ovviamente, i brani che hanno fatto la storia: da Hungry Like the Wolf a Save a Prayer, passando per Rio e The Reflex, canzoni che, al di là delle mode, conservano una vitalità immediata.

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