I Duran Duran incantano Caserta, 10mila anime in piazza per un tuffo negli anni Ottanta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono le 21 in punto, il caldo di luglio si attenua appena tra le mura della Reggia di Caserta, quando Simon Le Bon attacca le prime note di Is There Something I Should Know? e i diecimila spettatori che gremiscono Piazza Carlo di Borbone si lasciano andare senza esitazione.
Un istante prima l’aria era carica di smartphone alzati, ventagli che sventolano e lo sguardo perso verso la facciata monumentale del Palazzo Reale; un istante dopo tutto questo viene spazzato via da un’ondata di sintetizzatori e bassi pulsanti, e il tempo sembra compiere un salto indietro di quarant’anni, quando il pop imparò a vestirsi d’eleganza, tecnologia e desiderio.
La tappa casertana del Tour 2026 della band britannica, inserita nell’undicesima edizione della rassegna “Un'estate da BelvedeRe - Reggia Session” diretta da Massimo Vecchione, ha confermato il forte richiamo di un gruppo che ormai da decenni rappresenta un fenomeno generazionale. Oltre diecimila persone hanno riempito ogni spazio disponibile dell’area concerti, creando un abbraccio collettivo che ha trasformato la piazza in un palcoscenico naturale dove la musica e l’architettura si sono fuse in un gioco di riflessi e suggestioni.
Non si è trattato solo di un concerto, ma di un vero e proprio raduno affettivo: tra il pubblico, i volti segnati dal tempo dei baby boomer e della Generazione X si mescolavano a quelli dei figli adolescenti, accompagnati per l’occasione a scoprire dal vivo quelle sonorità che avevano segnato la giovinezza dei loro genitori.
La scaletta della serata: dai classici intramontabili ai nuovi brani
La setlist proposta dalla band ha saputo dosare sapientemente i grandi successi del passato con qualche incursione nei lavori più recenti, regalando al pubblico un viaggio musicale che ha attraversato l’intera carriera del quintetto. L’apertura affidata a A View to a Kill e Hungry Like the Wolf ha subito acceso l’entusiasmo dei presenti, mentre brani come The Reflex, Ordinary World e Come Undone hanno scandito i momenti più intensi della serata, dimostrando la versatilità di una band capace di passare dalla new wave alle ballate malinconiche senza perdere mai la propria identità.
Non sono mancate le incursioni in territori più inaspettati, come la cover di Evil Woman degli Electric Light Orchestra e la rivisitazione di White Lines (Don’t Don’t Do It), che hanno testimoniato l’eclettismo musicale dei Duran Duran. Il gran finale, come prevedibile, è stato affidato ai due inni per eccellenza: Save a Prayer e Rio, accolti da un coro spontaneo che ha accompagnato le ultime battute del concerto, prima che i riflettori si spegnessero sulla Reggia.
Nick Rhodes e la scoperta dello Scalone Reale
Nel pomeriggio che ha preceduto il concerto, il tastierista Nick Rhodes ha voluto dedicare alcune ore alla scoperta della Reggia di Caserta, immergendosi nelle stanze e nei cortili del capolavoro architettonico progettato da Luigi Vanvitelli. Ad attrarre maggiormente la sua attenzione è stato lo Scalone Reale, che ha definito una delle strutture più maestose mai viste: le proporzioni monumentali, l'equilibrio delle linee e la scenografia d'insieme lo hanno colpito profondamente, tanto da dichiarare a caldo di non essere preparato a tanta bellezza.
Le sue parole, raccolte dai presenti, hanno restituito l’immagine di un artista che, pur avendo viaggiato in mezzo mondo, si è lasciato sorprendere dalla fusione tra eleganza classica e grandiosità barocca che caratterizza il Palazzo Reale, quasi a suggellare un legame ideale tra la raffinatezza della musica new wave e la potenza espressiva dell’architettura settecentesca.
La scelta di Rhodes di visitare la Reggia non è stata solo un gesto turistico, ma ha rappresentato un momento di connessione con il contesto storico che avrebbe fatto da cornice allo show serale: un dialogo silenzioso tra due forme d’arte distanti nel tempo, ma accomunate dalla capacità di stupire e di emozionare. L’entusiasmo del musicista si è poi riflesso nell’energia sprigionata sul palco, dove l’intero gruppo ha restituito al pubblico casertano l’affetto ricevuto, trasformando una semplice esibizione in un evento destinato a rimanere nella memoria di chi c’era.




