Irina Shayk a Sanremo 2026, il pizzo e il brillantino che hanno conquistato l‘Ariston
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci sono volte in cui un tessuto smette di essere semplice stoffa per farsi narratore di un’estetica, e il pizzo, con la sua trama di vuoti e pieni, di trasparenze e mistero, da sempre racconta storie di femminilità consapevole. Quando a interpretarlo è una delle top model più richieste del panorama internazionale, quel racconto diventa subito tendenza. È accaduto sul palco del Teatro Ariston durante la terza serata del Festival di Sanremo 2026, quando Irina Shayk, nel ruolo di co-conduttrice al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini, ha offerto al pubblico e alle telecamere una lezione di stile che difficilmente si dimenticherà. La modella russa, accolta con l’enfasi che si riserva alle grandi occasioni, ha letteralmente vestito i panni — anzi, i merletti — di una seduzione anticonformista, proponendo non uno, bensì quattro cambi d’abito firmati dall’amico e stilista Riccardo Tisci -1. E non si è trattato di creazioni nuove di zecca, ma di veri e propri pezzi d’archivio, una scelta che aggiunge profondità e un certo gusto intellettuale alla semplice passerella sanremese.
Un tuffo nell’archivio di Riccardo Tisci tra pizzi e frange metalliche
La prima uscita di Irina Shayk è stata un tripudio di pizzo nero, un lungo abito che fungeva da seconda pelle e che lasciava intravedere, con discrezione ma anche con determinazione, alcune aree del. Guanti in pizzo coordinati e calze della stessa trama completavano un quadro di rara eleganza, portando in scena quella che qualcuno ha definito una regalità in chiave gotica -7. Ma non è finita qui, perché la top model ha proseguito la sua sfilata personale indossando una salopette nera dalla linea morbida, abbinata a una coppola di pelo — forse il look più discusso della serie — per poi passare a un abito di Givenchy della collezione primavera-estate 2014 -1-5. Quest’ultimo, un modello che aveva già fatto parlare di sé al tempo, era caratterizzato da un audace gioco di ritagli sui fianchi, nastri che scolpivano la vita e un tripudio di paillettes che, sotto le luci del palco, creavano riflessi ipnotici. Da notare come, con un pizzico di ironia della moda, quello stesso abito fosse già stato indossato dalla modella in un’altra occasione, quasi a voler sottolineare che la vera eleganza non ha bisogno di essere “nuova” per lasciare il segno -4. L’ultima apparizione l’ha vista protagonista con un maxi-dress nero arricchito da frange metallizzate e schiena scoperta, un pezzo risalente al periodo di Tisci alla direzione creativa di Burberry, che ha chiuso la sua performance con un tocco di vibrante dinamismo -1-4.
Il dettaglio che illumina il sorriso: il ritorno delle tooth gems
Se gli abiti hanno dettato la linea, sono stati i dettagli a scrivere il vero copione della sua presenza scenica. Irina Shayk ha rinunciato deliberatamente a quei gioielli vistosi e preziosi che solitamente accompagnano le star sul palco dell’Ariston — niente collier importanti, niente orecchini scintillanti — e ha concentrato la sua luce altrove -7. Al collo, l’unico monile degno di nota era una semplice catenina d’oro con una medaglietta sacra, un oggetto personale dalla forte valenza affettiva e simbolica, lontano anni luce dalla logica del prestito d’occasione delle grandi maison -7. Ma il vero punto luce, quello che ha catturato l’attenzione di tutti e acceso i riflettori sui social, era un altro e ben più originale. Ogni volta che la modella apriva le labbra in un sorriso, tra gli incisivi compariva una piccola gemma, un brillantino che rimandava a una tradizione antichissima, quella delle tooth gems, che dai tempi dei Maya è arrivata fino a noi passando per la cultura punk e hip-hop -2-9. Quel piccolo diamante, posizionato strategicamente per incorniciare il suo sorriso smagliante, è diventato immediatamente uno degli accessori più chiacchierati della serata, dimostrando come, a volte, meno possa significare molto di più, e come un vezzo di stile possa trasformarsi in una dichiarazione di personalità ben più forte di un intero parure.
Laura Pausini e il confronto con lo stile di Irina
Nel frattempo, accanto a tanta esuberanza stilistica, Laura Pausini non è certo rimasta a guardare, anzi. Per la terza serata, la cantante ha abbandonato il sicuro approdo di Giorgio Armani per affidarsi alle mani di Lorenzo Serafini, direttore creativo di Alberta Ferretti, regalandosi una serie di cambi che hanno portato finalmente colore e volume sul palco -4-8. L’esordio con un abito in velluto dall’ampia gonna piumata, passando per un fluente vestito giallo — la celebre nuance “Civitillo” che tanto ha fatto discutere — fino a un ultimo modello color mattone tempestato di paillettes, hanno mostrato una Pausini in vena di sperimentare, seppur con risultati altalenanti nel giudizio di critica e pubblico -1-10. La presenza di Irina Shayk, con la sua cifra stilistica fatta di audacia misurata e sensualità mai volgare, ha creato un contraltare interessante alla conduzione più compassata di Carlo Conti, sempre fedele al suo Stefano Ricci, e alla voglia di riscatto modaiolo della Pausini -10. La top model russa, insomma, ha portato sul palco un’aria internazionale che ha mescolato il fascino dell’archivio con la freschezza di un dettaglio contemporaneo come il brillantino dentale, dimostrando che la moda, a Sanremo, può ancora fare la differenza.
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Description: Irina Shayk incanta Sanremo 2026 con abiti in pizzo di Riccardo Tisci e un brillantino tra i denti. Tutti i look della co-conduttrice sul palco dell‘Ariston.




