Irina Shayk a Sanremo 2026, il pizzo e un brillantino tra i denti per la terza serata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è un momento, nella lunga maratona del Festival di Sanremo, in cui la macchina dei costumi e delle narrazioni prende una piega diversa, e quel momento, per l’edizione del 2026, è coinciso con l’ingresso sul palco dell’Ariston di Irina Shayk. La top model russa, chiamata a co-condurre la terza serata accanto a Carlo Conti e a Laura Pausini, ha portato con sé un’estetica che poco ha a che fare con la tradizionale confezione delle vallette o delle ospiti televisive, e molto invece con un’idea di femminilità che è al contempo scultorea e anticonformista. Il suo arrivo nella città ligure era già stato annunciato da un primo segnale chiarissimo, una sorta di dichiarazione d’intenti estetica apparsa in conferenza stampa, dove era comparsa con un abito lingerie bianco di Givenchy talmente impalpabile da lasciare volutamente intendere l’assenza di indumenti strutturati sotto il tessuto, un dettaglio che già allora aveva fatto discutere e parlare di sé.
Sul palco, però, la narrazione visiva si è fatta ancora più precisa e curatoriale. Irina Shayk non indossava un semplice abito di pizzo, ma un pezzo d’archivio firmato Riccardo Tisci, lo stilista con cui la modella ha un legame professionale e personale che dura da decenni, e che per l’occasione ha vestito la sua musa in ben quattro creazioni vintage. Il totale look nero in pizzo, quello che più ha colpito l’immaginario del pubblico, era un manufatto di sartoria che giocava con le trasparenze e le coperture strategiche, mostrando porzioni di pelle e di intimo a rete con una disinvoltura che trasformava il in una tela, piuttosto che in un mero oggetto del desiderio. I guanti incorporati, la continuità della calza che si perdeva nell’orlo, tutto concorreva a creare una linea unica e sofisticata, che deve molto a quella complicità lunga una vita tra la top model e Tisci, un sodalizio nato ai tempi delle campagne pubblicitarie di Givenchy e proseguito fino alle passerelle di Burberry.
E poi c’era il sorriso, o meglio, il dettaglio nel sorriso. Tra i due incisivi superiori di Irina Shayk brillava una piccola gemma, una tooth gem che ha riacceso i riflettori su una moda antica quanto l’umanità stessa. Se oggi può sembrare un vezzo da popstar o da influencer, la pratica di decorare i denti ha radici profonde: la cosmetica dentale ornamentale era nota ai Maya, che incastonavano pietre preziose nelle loro dentature non solo per abbellimento ma anche, secondo recenti studi, con finalità protettive e cerimoniali, utilizzando cementi naturali a base di resine e minerali per fissare le gemme. In tempi più recenti, sono state le sottoculture musicali, dal punk all’hip-hop, a fare dei grillz e dei brillantini dentali un simbolo di status e di espressione personale, un linguaggio che artisti come Madonna e Rihanna hanno contribuito a portare sulle passerelle dell’alta moda.
Lo sguardo della critica, va detto, non è stato unanime nel celebrare questa operazione nostalgia. Da un lato, c’è chi ha ringraziato la top model per aver finalmente riportato sul palco un briciolo di quella tensione estetica che sembrava smarrita, un ricordo di quando le supermodelle dominavano la scena con la loro sola presenza. Dall’altro, non sono mancate voci che hanno letto questa incursione come un vezzo un po’ anacronistico, in un Festival che fatica a trovare contenuti e si rifugia nella bellezza iconica, quasi muta, di una celebrità globale che sorride senza forse comprendere appieno ciò che accade attorno a lei, come è stato scritto in alcuni commenti a caldo. Resta il fatto che, al di là delle interpretazioni, la macchina sanremese ha funzionato anche grazie a queste scintille, registrando per la terza serata il picco di ascolti, con uno share che ha sfiorato il 61 per cento, un dato che non si vedeva dai tempi di Dorelli e Carlucci nel 1990.
La sartoria dell’archivio e la memoria sulla pelle
La scelta di Riccardo Tisci di attingere al proprio archivio personale per vestire Irina Shayk non è un dettaglio da poco, nel racconto di questa terza serata. Non si è trattato di un semplice prestito per il tappeto rosso, ma di un gesto curatoriale che ha portato in televisione, in prima serata, dei pezzi di storia della moda. Uno degli abiti, in particolare, proveniva dalla collezione primavera-estate 2014 di Givenchy, un periodo in cui Tisci stava ridefinendo i codici del brand francese mescolando sacro e profano, rigore sartoriale e istanze streetwear. Indossare quei capi, per Shayk, significa anche riattualizzare una memoria comune, fatta di campagne fotografiche iconiche e di passerelle condivise, in un dialogo privato che però si svolge sotto gli occhi di milioni di telespettatori. La loro è una di quelle amicizie lunghe che attraversano le ere della moda, e vederla sfilare con le sue creazioni è quasi un atto dovuto, una conferma di un legame che va oltre il semplice rapporto tra stilista e testimonial.
Il dettaglio luminescente tra estetica e storia millenaria
Se l’abito in pizzo raccontava una certa idea di seduzione strutturata e complessa, il brillantino tra i denti aggiungeva una nota di leggerezza giocosa, quasi irriverente, al portfolio visivo della serata. Quella piccola gemma, posizionata strategicamente in mezzo agli incisivi, rimandava a un universo di significati che va ben oltre la semplice estetica da red carpet. La pratica di impreziosire il sorriso, come detto, affonda le sue radici in civiltà lontanissime. Nel mondo maya, ad esempio, l’incastonatura di pietre come la giada nei denti anteriori era una pratica riservata all’élite, e la composizione chimica dei cementi utilizzati per fissarle rivela oggi una conoscenza avanzata delle proprietà antisettiche di certe resine vegetali. Il gesto di Irina Shayk, in questo senso, si inserisce in una tradizione che attraversa i millenni e arriva fino ai rapper contemporanei, passando per le corti etrusche che già decoravano le arcate dentali con bande d’oro. Un piccolo dettaglio, il suo, che ha acceso i riflettori su una tendenza in crescita, capace di unire l’artigianato orafo alla cura del dettaglio estetico più personale.




