Festival di Sanremo 2026, la terza serata e quel lampo di stile che accende l'Ariston: dalle odalische dark di Irina Shayk alle armature di cristallo di Arisa, tutti i look e i nostri voti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Al giro di boa della kermesse, quando il meccanismo della gara ormai è rodato e le canzoni, quelle sono ormai un imprinting nella memoria di chi ascolta, è il profilo estetico a prendere improvvisamente la scena. Sarà forse per la presenza ingombrante, in termini di fascino, di una super top model come Irina Shayk – che Carlo Conti, nel presentarla, non ha esitato a definire "una delle donne più belle del mondo" –, fatto sta che sul palco dell'Ariston, per questa terza serata del Festival di Sanremo 2026, l'asticella del glamour si è alzata in modo esponenziale -2. Gli artisti in gara, così come i conduttori e gli ospiti, sembrano aver avvertito il dovere morale di non sfigurare al cospetto di chi le passerelle le calca per professione, e il risultato è stato un dispiegamento di forze in termini di stile che ha regalato al pubblico, e ai nostri taccuini, più di uno spunto di riflessione.

Se la prima parte della serata è stata consacrata alla finale delle Nuove Proposte, con la vittoria di Nicolò Filippucci e il doppio riconoscimento della critica andato ad Angelica Bove, è subito dopo che il vero spettacolo parallelo ha preso il via -3. La giovanissima Bove, per l'occasione, ha scelto un rigore quasi monacale firmato Emporio Armani, apparendo sul palco con un completo total black composto da una camicia lunga e pantaloni slim, un look che forse peccava di eccessiva sobrietà ma che aveva il pregio della pulizia formale -4. Ben diversa la strategia adottata da Laura Pausini, che dei suoi multipli cambi d'abito ha fatto quasi un genere teatrale. Dopo l'apertura in pompa magna con un corpetto di velluto nero e un'ampia gonna di organza e piume bianche firmata Alberta Ferretti – un omaggio allo stile un po' meringa ma di sicuro impatto – la Pausini è poi passata a un lungo total white dalle linee scultoree, salvo poi concedersi un azzardo cromatico con un vestito giallo lime talmente vivido da risultare quasi fluorescente -4-7. Un azzardo, quello della tonalità evidenziatore, che ha diviso gli animi, ma che ha avuto il merito di rompere la monotonia del nero imperante.

E veniamo a lei, Irina Shayk, che ha letteralmente giocato in casa trasformando il palco in una personale passerella vintage. La modella russa, infatti, ha pescato negli archivi della moda sfoderando una serie di creazioni firmate Riccardo Tisci per Givenchy, risalenti agli anni d'oro della collaborazione tra lo stilista e la maison francese -4. Il primo ingresso è avvenuto in un body di pizzo nero, una seconda pelle che ne esaltava le forme con un gioco di trasparenze audace ma mai volgare, impreziosito da guanti e da scarpe infradito impiumate. Un look da vera femme fatale, come ha scritto qualcuno, che le è valso un plauso unanime -4-7. Ma è con il quarto cambio, quando è apparsa in una sorta di odalisca dark con un vestito nero a maniche lunghe arricchito da catenelle dorate in vita e sui polsi, che la Shayk ha toccato l'apice della sua performance stilistica: un richiamo all'iconico abito indossato da Mireille Darc nel film Le Grand Blond avec une chaussure noire, che ha strappato un ideale dieci in pagella -7.

La competizione parallela tra i Big: dal rigore di Malika all'armatura di Arisa, passando per i flop di Sal Da Vinci e Luchè

Mentre il pubblico da casa era chiamato a votare i quindici Big in gara, tra cui spiccavano nomi come Raf, Francesco Renga e Malika Ayane, noi della redazione non potevamo distogliere lo sguardo da quanto accadeva in termini di outfit -3. Malika Ayane, ad esempio, ha finalmente dato sfogo a un'estetica più ricercata, apparendo in un lungo abito custom made di Marni, di satin nero completamente ricoperto da macro paillettes che creavano un effetto ottico quasi tridimensionale. La maxi scollatura sulla schiena e il mini strascico hanno contribuito a rendere il vestito, sebbene ancora ancorato al total black, una delle proposte più interessanti della serata -4. Discorso opposto per Sal Da Vinci, il cui pezzo Per sempre sì sta spopolando sui social, ma il look scelto – un blazer asimmetrico abbinato a una camicia nera e una cravatta da cui spuntava una catena – è apparso decisamente fuori fuoco, tanto da meritarsi una sonora bocciatura -4.

E poi c'è Arisa, che ormai da quest'edizione sta portando avanti un discorso estetico coerente e profondo insieme allo stylist Salvo Rizza per Des_Phemmes. Dopo la monumentalità luminosa della prima sera, con le sue 1.300 gocce di cristallo, per la terza serata la cantante ha optato per un vero e proprio armor gown: uno slip dress radicale, trasformato in un abito-gioiello grazie a una maglia couture composta da 98 metri di catena metallica d'argento e cristalli, assemblati manualmente su una base di organza color nude -1-7. Un'architettura di luce che gioca sull'equilibrio tra esposizione e protezione, tra la fragilità del e la forza della struttura che lo avvolge. Un voto altissimo, quasi da podio, per questa interpretazione così personale del vestire in scena. Ma non tutti, va detto, hanno saputo reggere il confronto. Luchè, ad esempio, ha deluso le aspettative: dopo i look sartoriali delle sere precedenti, per il suo Labirinto è apparso con un giubbotto di jeans versione peluche abbinato a pantaloni tecnici, un ensemble che è stato definito senza mezzi termini "inguardabile", un effetto trapper decisamente fuori luogo per il palco dell'Ariston -7-9.

Ospiti internazionali e ritorni di fiamma: Eros Ramazzotti e Alicia Keys, tra eleganza classica e qualche passo falso

Il momento clou della terza serata, dal punto di vista musicale, è stato senza dubbio l'attesissimo duetto tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys, che per la prima volta dal vivo hanno interpretato insieme L'Aurora, un brano che il cantante romano aveva già inciso con la star statunitense nel suo ultimo album -5. Un'anteprima mondiale che profuma di ritorno alle origini, anche per le radici italiane della Keys, che vanta origini siciliane da parte dei nonni. Lui, Eros, ha scelto la sicurezza di uno smoking Giorgio Armani, impeccabile nel suo nero ravvivato solo da una camicia glitterata e da una maxi spilla a forma di margherita, un dettaglio che in questa edizione sembra essere diventato il must have per eccellenza, quasi fosse una medaglia olimpica da esibire sul petto -4. Lei, Alicia, pur regalando una performance vocale di altissimo livello, ha invece deluso sul fronte fashion: la tuta in nappa nera con drappeggi e pantaloni balloon, firmata Ferrari Style, è parsa fuori contesto, un look più adatto a un videoclip che a un palco così istituzionale -4.

E mentre gli ospiti internazionali lasciavano il posto ai momenti di impegno civile – come l'appello per la pace lanciato da Laura Pausini cantando Heal The World con il Piccolo Coro dell'Antoniano o la toccante storia di Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga rimasto tetraplegico dopo un'aggressione – il red carpet virtuale dell'Ariston continuava a sfornare spunti -5. Tredici Pietro, ad esempio, è finalmente apparso sé stesso, con un outfit che raccontava la sua attitudine: camicia sabbia oversize e pantaloni ampi con pence, in un layering di colori morbido e rilassato, lontano anni luce dagli stereotipi del cantante in gara -7. Serena Brancale, poi, ha letteralmente stupito: un anno fa, sullo stesso palco, appariva con uno stile forse troppo sopra le righe, mentre stavolta si è presentata magnifica in un lungo abito beige attillato, con uno spacco frontale audace e raffinato, a dimostrare che la maturità artistica passa anche attraverso la consapevolezza del proprio e di come mostrarlo -7. Insomma, una terza serata che, nel bene e nel male, ha ribadito una verità indiscutibile: a Sanremo, si può anche non vincere, ma è obbligatorio farsi notare.

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