iOS 27 e la nuova Siri, l’atteso rinnovo che trasformerà gli AirPods in dispositivi AI
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A Cupertino, dove lunedì 8 giugno 2026 prenderà il via la Worldwide Developers Conference, Apple si prepara a presentare un aggiornamento che, a differenza delle rivoluzioni estetiche di iOS 26 – quello del cosiddetto “Liquid Glass” – punta tutto sulla sostanza e sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato, secondo quanto anticipato da fonti vicine al colosso di Cupertino, è riscrivere da zero l’assistente vocale Siri per trasformarlo, di fatto, nel perno centrale dell’interazione con il dispositivo.
Dopo anni di promesse mantenute solo a metà – basti pensare alle funzionalità annunciate con iOS 18 nel 2024 e mai realmente arrivate sugli smartphone – questa nuova versione del sistema operativo, etichettata internamente come un rilascio in stile “Snow Leopard” per l’attenzione dedicata alla stabilità, dovrebbe finalmente concretizzare quella visione di un assistente contestuale e fluido tanto attesa dagli utenti.
Un nuovo motore, quello di Gemini, e una interfaccia che cambia le abitudini
Il cuore pulsante di questa trasformazione, come spesso accade nelle indiscrezioni che precedono la WWDC, è rappresentato dall’accordo tra Apple e Google: un modello Gemini, personalizzato e ospitato su server esterni (circostanza questa che rappresenta un’eccezione non trascurabile nella filosofia aziendale incentrata sulla privacy), andrà a sostituire l’architettura obsoleta dell’attuale Siri.
Non si tratterà, però, di una semplice “sostituzione del motore”; il nuovo assistente, che potrà essere invocato non solo a voce ma anche tramite una nuova app dedicata o scrivendo comandi, sarà in grado di gestire richieste articolate, comprendere il contesto dello schermo e coordinare azioni tra applicazioni diverse, come ad esempio estrarre una data da una mail per inserirla automaticamente in calendario.
Una delle novità più interessanti riguarda l’interfaccia: il classico Spotlight, accessibile con uno swipe verso il basso, verrà sostituito da un pannello chiamato “Search or Ask” (cerca o chiedi), che integra un campo di testo per interagire con l’AI; le notifiche, per non sovraccaricare l’utente, verranno spostate in un’altra area dello schermo, richiedendo quindi un piccolo sforzo di adattamento nelle abitudini quotidiane.
La lista d’attesa e la scelta tra modelli esterni, da Claude a ChatGPT
C’è però un dettaglio, emerso nelle ultime ore, che potrebbe raffreddare l’entusiasmo iniziale di chi è pronto a installare la beta subito dopo la conferenza. Secondo quanto riportato da alcune testate specializzate, Apple starebbe seriamente valutando l’introduzione di una lista d’attesa per l’accesso alle funzionalità più evolute della nuova Siri. Una strategia, questa, già sperimentata con il lancio di Apple Intelligence su iOS 18.
1, che permetterebbe all’azienda di gestire il carico sui server e monitorare eventuali bug in un prodotto che, anche al momento del rilascio ufficiale in autunno, verrà probabilmente presentato con il cauto avvertimento di essere ancora in versione “beta”. A rendere il quadro ancora più flessibile – e forse, per i puristi, un po’ caotico – è la possibilità che Apple conceda agli utenti la scelta del modello linguistico da utilizzare.
Oltre al motore Gemini di Google, sembra infatti che si potranno attivare estensioni per altri servizi come Claude di Anthropic o ChatGPT, selezionabili direttamente dalle impostazioni e persino personalizzabili con voci differenti a seconda del bot che risponde.
AirPods, il nuovo fronte dell’interazione a mani libere
Se la nuova Siri diventerà più intelligente e capace di sostenere conversazioni fluide in stile chatbot, il dispositivo che ne trarrà maggior beneficio, paradossalmente, potrebbe non essere l’iPhone in sé ma le sue costosissime cuffie wireless. L’obiettivo a lungo termine, che riecheggia la visione fantascientifica del film “Her”, è quello di rendere gli AirPods il primo vero dispositivo AI indossabile di Apple: un assistente sempre all’orecchio, capace di rispondere a comandi complessi senza che l’utente debba mai estrarre il telefono dalla tasca.
Fino ad oggi, l’interazione vocale con gli auricolari era limitata dall’inaffidabilità della vecchia Siri; con l’arrivo di questi modelli avanzati (LLM), basterà pronunciare il classico comando “Ehi Siri” per avviare sequenze di operazioni che, in un futuro molto prossimo, potrebbero includere la ricerca di informazioni in tempo reale o il controllo completo della domotica di casa.
Se l’operazione riuscirà, Apple potrà finalmente trasformare un accessorio – spesso criticato per il rapporto qualità-prezzo – in un pezzo fondamentale di un ecosistema che guarda a un futuro dove lo schermo touch non è più l’unico centro nevralgico della comunicazione.




