CarPlay si sblocca con i video su iOS 27, ma la nuova Siri AI per ora salta l’Europa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La lunga attesa, alimentata da indiscrezioni e beta che promettevano senza mai mantenere, è finalmente terminata. Con l’arrivo di iOS 27, attualmente in fase di test per gli sviluppatori e in rilascio pubblico previsto per l’autunno, Apple introduce una delle funzionalità più richieste a bordo dei veicoli: la riproduzione video integrata su CarPlay. Si tratta di un superamento definitivo di una limitazione storica, se si considera che fino a oggi gli automobilisti dovevano affidarsi a soluzioni esterne o “accrocchi” di terze parti per vedere un film sull’infotainment.
La novità, come ovvio che sia in nome della sicurezza stradale, arriva con un paletto rigoroso: lo streaming visivo funziona esclusivamente a veicolo fermo, uno scenario tipico pensato per le soste prolungate durante la ricarica di un’auto elettrica o nei momenti di attesa, magari in aeroporto. Quando la macchina rileva un movimento, lo schermo si oscura immediatamente, lasciando spazio al solo audio per non distrarre chi guida.
I requisiti tecnici per vedere i film in auto
La meccanica di questa implementazione è meno immediata di quanto si possa pensare, perché non basta avere l’iPhone aggiornato. La riproduzione video su CarPlay con iOS 27 sfrutta principalmente la tecnologia AirPlay: avviando un contenuto da un’app compatibile sullo smartphone, basterà selezionare il display del veicolo come destinazione dello streaming.
Tuttavia, per un’esperienza più fluida e completa, Apple ha aperto le porte agli sviluppatori, concedendo loro la possibilità di creare applicazioni video dedicate che risiedano direttamente nell’interfaccia di CarPlay, permettendo così la navigazione del catalogo senza dover ogni volta estrarre il telefono.
Rimangono aperti due nodi strutturali per il decollo definitivo della funzione: da un lato, la necessità che le software house aggiornino le proprie piattaforme di streaming per supportare le nuove API; dall’altro, l’obbligo per le case automobilistiche di dichiarare il supporto esplicito a questa funzionalità, una condizione indispensabile affinché il sistema riconosca il monitor dell’auto come periferica abilitata.
Il grande assente: la Siri AI bloccata dalle norme Ue
Molto più complessa e sfumata, invece, è la vicenda relativa al nuovo assistente vocale. A margine dell’aggiornamento dell’infotainment, Apple ha infatti confermato il lancio di “Siri AI”, una versione profonda e riscritta attorno all’intelligenza artificiale generativa che richiede la potenza di calcolo degli ultimi chip (almeno un iPhone 15 Pro o successivi) per funzionare.
La delusione per gli utenti europei è stata immediata, perché la società di Cupertino ha escluso l’Unione Europea dall’area di lancio di questa tecnologia per quanto riguarda iPhone e iPad, puntando il dito contro il Digital Markets Act (DMA). Secondo quanto riportato, Apple sostiene che un’interpretazione rigida delle norme comunitarie la costringerebbe a concedere a assistenti vocali concorrenti un accesso pericoloso ai dati sensibili e alle funzioni di sistema, trasformando la privacy degli utenti in un rischio concreto.
La replica di Bruxelles, veicolata dal portavoce della Commissione Europea, non si è fatta attendere ed è stata piuttosto tranchant. I funzionari comunitari hanno respinto al mittente le accuse, definendo la scelta di Apple come una decisione aziendale autonoma e non una conseguenza inevitabile della legge.
“Non c’è assolutamente nulla nel DMA che impedisca ad Apple di lanciare i propri prodotti sul mercato europeo”, hanno dichiarato, aggiungendo che la vera ragione dell’assenza di Siri AI è l’incapacità del colosso di Cupertino di sviluppare una soluzione di interoperabilità che rispetti gli standard fondamentali di sicurezza richiesti dal vecchio continente.
La Commissione ha rivelato che Apple aveva richiesto una moratoria di almeno 18 mesi per adeguarsi alle norme, una richiesta giudicata inaccettabile perché avrebbe di fatto congelato la concorrenza, impedendo ad altri servizi di competere ad armi pari.




