L'ombra di San Siro sulla notte di Istanbul: Spalletti perde i pezzi, la Juve litiga e Noa Lang la punisce

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel teatro rovente dell'Ali Sami Yen, dove il calcio sa spesso di sfida e provocazione, la Juventus di Luciano Spalletti ha smarrito la bussola. Il 2-2 maturato contro il Galatasaray, nell'andata dei playoff di Champions League, racconta solo una parte della verità, quella più epidermica legata al punteggio. Sotto la superficie, invece, emergono crepe profonde, tensioni irrisolte e un nervosismo che la truppa bianconera si è portata dietro come un bagaglio a mano dal match di San Siro contro l'Inter. Una partita, quella con i nerazzurri, che ha lasciato il segno non solo nel punteggio ma anche negli umori dello spogliatoio. E mentre la squadra scendeva in campo a Istanbul, la scure del giudice sportivo si abbatteva sulla dirigenza: Damien Comolli, inibito fino al 31 marzo per aver cercato un contatto fisico con l'arbitro durante l'intervallo di Milano, e Giorgio Chiellini, fermato fino al 27 febbraio. Una doppia tegola che Spalletti, già alle prese con le scelte di formazione, avrebbe fatto volentieri a meno di ricevere.

Il primo tempo, va detto, era stato una piccola lezione di cinismo. I bianconeri, puniti al quindicesimo da un bolide di Gabriel Sara che si era infilato sotto l'incrocio, avevano avuto la forza di reagire senza scomporsi. Teun Koopmeiners, con una doppietta in sedici minuti (al sedicesimo e al trentaduesimo), aveva riscritto la sceneggiatura, portando avanti i suoi e facendo sembrare la rimonta una pura formalità. E invece, nella ripresa, ecco materializzarsi l'incubo. Quello stesso Noa Lang che, guarda caso, è ancora di proprietà del Napoli, ha deciso di rovinare la festa al suo ex allenatore. Al quarantanovesimo, un errore difensivo della Juventus, con Michele Di Gregorio che non tratteneva un tiro e lasciava lì il pallone, è diventato l'assist perfetto per l'esterno olandese. Un gol, il suo primo in Turchia, che sa di beffa e che riapre un discorso che ora si deciderà tra sette giorni all'Allianz Stadium.

Osimhen e Yildiz, i due volti di una sfida che profida di ritorno

Se il campo ha parlato turco nella ripresa, le scelte iniziali di Spalletti avevano già acceso più di un dibattito. La decisione di schierare Weston McKennie come centravanti, una sorta di falso nueve in un 4-2-3-1 che lasciava intendere più un lavoro di sacrificio che di finalizzazione, è apparsa da subito una scommessa. E di fronte, dall'altra parte, c'era Victor Osimhen. Il nigeriano, partito titolare e vero incubo delle notti europee, rappresentava l'antitesi della scelta italiana: potenza, profondità e quel fiuto del gol che a Torino, in questo momento, sembra un bene rifugio difficile da trovare. Una sfida nella sfida, la sua con Spalletti, che porta con sé retroscena di mercato e vecchie conoscenze. Come ha rivelato lo stesso Osimhen alla vigilia, la Juventus lo aveva cercato con insistenza, ma il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, aveva blindato la porta. Un altro di quei dettagli che rendono queste partite qualcosa di più di un semplice esercizio sportivo.

Kenan Yildiz, dal canto suo, era il giocatore più atteso tra le mura amiche del Rams Park, nonostante giochi in trasferta. Cresciuto calcisticamente in Turchia, il giovane dieci bianconero è una stella anche per i tifosi avversari, quelli del Galatasaray. Okan Buruk, il tecnico di casa, lo aveva elogiato senza riserve, ricordando una foto di Yildiz bambino con la maglia giallorossa. Un predestinato, insomma, che però ieri sera ha vissuto una partita di sacrificio, più che di fantasia, divorato dalla morsa di centrocampo avversaria e da un clima che, piovoso ma non freddo, sembrava fatto apposta per inceppare i meccanismi più raffinati del gioco.

L'olandese volante e il ritorno allo Stadium

A dirigere questa bolgia ci ha pensato l'arbitro olandese Danny Makkelie, con i suoi assistenti Hessel Steegstra e Jan de Vries. Una scelta, quella della Uefa, che punta su una terna esperta per gestire una partita che si preannunciava, ed è stata, nervosa. E il nervosismo, in casa Juve, non è mancato: Spalletti stesso è stato ammonito nel corso del primo tempo, segno di una tensione che dalla panchina si è trasmessa al campo nei momenti di maggiore difficoltà. La squadra, dopo il pareggio di Lang, ha accusato il colpo, perdendo lucidità e ordinura. Ne è venuto fuori un secondo tempo spezzettato, lontano parente della reattività mostrata nei primi quarantacinque minuti.

Adesso la qualificazione si giocherà tutta tra una settimana, a Torino. Il Galatasaray, che non ha mai perso in casa contro la Juventus nei tre precedenti, arriverà all'Allianz Stadium forte del morale ritrovato e di un pareggio che, in trasferta, vale oro. Per Spalletti, invece, si apre una settimana di lavoro delicatissima. Dovrà ricucire lo strappo emotivo con l'ambiente, gestire le assenze (pesa quella di David in attacco) e ritrovare quella solidità difensiva che a Istanbul è venuta meno nel momento cruciale. Perché se è vero che il calcio è fatto di episodi, è altrettanto vero che le notti europee si costruiscono sui dettagli. E i dettagli, ieri, hanno sorriso a Noa Lang e al popolo giallorosso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.