Elia Del Grande nuovamente in fuga, il permesso pasquale si trasforma in un’evasione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’allarme è scattato intorno alle otto e mezza di sera di ieri, quando il cappellano della casa lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, si è accorto che Elia Del Grande, il 50enne di Cadrezzate tristemente noto come autore della “strage dei fornai”, non aveva fatto rientro nella struttura dopo una licenza di undici ore. Un’assenza che, visti i precedenti, non lasciava spazio a dubbi: l’uomo, che doveva rientrare entro le 21, aveva approfittato del permesso speciale concesso per le festività pasquali per far perdere nuovamente le sue tracce, dando il via a una caccia all’uomo che le forze dell’ordine stanno coordinando su scala nazionale.

Del Grande si trovava in quella struttura da alcuni mesi, dove stava scontando una misura di sicurezza alternativa al carcere, prestando servizio come volontario presso la Caritas e lavorando in una mensa per i poveri. La sua posizione giudiziaria, legata al triplice omicidio del 7 gennaio 1998 quando uccise il padre, la madre e il fratello perché contrari alla sua relazione sentimentale, era tornata al vaglio della magistratura di sorveglianza proprio nei giorni scorsi. La scadenza dei sei mesi di permanenza ad Alba era fissata per il 13 aprile, e il giudice si era riservato di decidere se concedergli una semi-libertà più ampia o prolungare la misura. Invece, come già accaduto lo scorso 30 ottobre, Del Grande ha scelto la via dell’allontanamento volontario.

Il precedente del Modenese e le analogie con la fuga attuale

Non è la prima volta, del resto, che il 50enne approfitta di un varco nelle misure di affidamento per scomparire. Sei mesi fa, era fuggito da una casa lavoro situata nel Modenese, sempre approfittando di un’uscita. In quell’occasione, le ricerche durarono settimane e si conclusero nel suo paese d’origine, Cadrezzate, in provincia di Varese. I carabinieri lo rintracciarono mentre si nascondeva nei dintorni del lago, muovendosi di notte e utilizzando addirittura un pedalò per spostarsi inosservato. Anche in quella circostanza, a far scattare le ricerche fu l’assenza prolungata dopo un permesso, e il fuggitivo fece perdere le sue tracce senza lasciare indicazioni sulla destinazione.

L’attuale latitanza presenta elementi di continuità sorprendenti con quella vicenda. Anche stavolta, l’uomo era in compagnia di un cappellano prima di allontanarsi, e la fuga è stata notata quando l’accompagnatore si è presentato da solo al rientro. Le autorità, consapevoli del modus operandi del soggetto, stanno concentrando le ricerche proprio nell’area del Varesotto e in particolare a Cadrezzate, dove Del Grande possiede ancora beni immobili e dove è stato arrestato la volta precedente.

Il profilo giudiziario e la “strage dei fornai”

La vicenda che ha portato alla detenzione di Del Grande risale a ormai 28 anni fa, quando, all’età di 22 anni, impugnò un fucile e uccise i genitori e il fratello all’interno della loro abitazione, un’azione che gli valse il soprannome di “killer della strage dei fornai” data l’attività commerciale della famiglia. Condannato inizialmente all’ergastolo, la pena gli fu ridotta a 30 anni in appello per il riconoscimento della semi infermità mentale, e dopo aver scontato 25 anni di reclusione, gli era stata concessa la libertà vigilata.

Tuttavia, la magistratura di sorveglianza ne ha più volte ribadito la pericolosità sociale, motivazione alla base del suo collocamento forzato in queste case lavoro. La sua esperienza all’interno di queste strutture, che lui stesso aveva definito “peggio del carcere” in una lettera inviata durante la latitanza di novembre, non è mai stata pacifica, un elemento che potrebbe aver alimentato il desiderio di allontanarsi nuovamente prima della scadenza naturale del periodo. A coordinare le operazioni di ricerca, oltre ai carabinieri, anche la polizia penitenziaria, con pattugliamenti serrati nelle stazioni e nei valichi di frontiera per impedire che l’uomo possa allontanarsi dal territorio nazionale.

Il ruolo del Sappe e le dinamiche dell’allontanamento

A lanciare l’allarme sulla vicenda, oltre al religioso, è stato tempestivamente Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che ha fornito i dettagli logistici della licenza. Del Grande era uscito con un permesso di undici ore, un’assenza prolungata che presupponeva un alto livello di fiducia nei suoi confronti, evidentemente disattesa. Il fatto che si trovasse in compagnia di un esponente della Chiesa non ha impedito l’ennesimo scacco al sistema di sorveglianza.

Le ricerche, partite immediatamente dal Piemonte, si sono rapidamente estese a tutto il territorio nazionale, con un’attenzione particolare alle aree urbane del Nord Italia e alle zone rurali del Varesotto dove l’uomo potrebbe trovare rifugio. La polizia invita i cittadini a segnalare qualsiasi movimento sospetto, evitando però di avvicinarsi al fuggitivo, la cui pericolosità, nonostante il tempo trascorso dai delitti, è ritenuta ancora elevata dall’autorità giudiziaria.

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