Lutto nel mondo della musica, è morto Walter Savelli, il pianista che ha plasmato i suoni di Baglioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se n’è andato a Firenze, all’età di 77 anni, stroncato dalle complicazioni insorte dopo un intervento chirurgico a cui si era sottoposto per la rimozione di un tumore che lo aveva colpito. Walter Savelli, pianista e compositore dalla sensibilità raffinata, lascia un vuoto incolmabile nel panorama musicale italiano, lui che per oltre vent’anni è stato molto più di un semplice accompagnatore per Claudio Baglioni. Era, per usare le parole che circolano in queste ore tra gli addetti ai lavori, una sorta di "firma silenziosa", un artigiano del suono la cui mano leggera – capace di cesellare melodie – ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più celebri della canzone d’autore italiana.

Una carriera nata sulle strade del beat e approdata al successo

La sua storia musicale comincia da lontano, tra le pieghe del beat fiorentino alla fine degli anni Sessanta, quando suonava con i Telstars, poi con I Guerrieri, gli Antenati e infine gli Extra. Fu proprio quella band a catturare l’attenzione di Baglioni, che li scelse come spalla per il tour del 1979. E quando gli Extra si sciolsero, Savelli entrò a far parte stabilmente della macchina creativa del cantautore romano, diventandone arrangiatore e strumentista di fiducia. Dalle tournée storiche come "Strada facendo" (1981) e "Alé-Oó" (1982) fino alle sperimentazioni successive, la sua impronta è rimasta indelebile. In particolare, è celebre il suo contributo a "Mille giorni di te e di me", uno dei brani simbolo di Baglioni: quell’intro al pianoforte, quella cascata di note che apre la canzone racchiusa nel doppio album "Oltre" del 1990, porta esattamente la sua cifra stilistica.

La delicatezza di un artista totale anche dietro le quinte

La famiglia, attraverso un messaggio affidato ai social network, ha voluto dare l’ultimo saluto a questo artista che ha saputo coniugare la carriera live con quella didattica e di compositore. “Lascia una grande eredità – si legge nel post – la sua musica dove è racchiusa la sua essenza. Ogni volta che ascolterete i suoi brani, leggerete un suo libro o guarderete una sua esibizione, lo ritroverete lì, con il suo entusiasmo e il suo enorme talento”. Parole che restituiscono l’immagine di un uomo che ha dedicato la vita intera alla musica, quella stessa musica che Baglioni stesso ha ricordato con affetto in un lungo messaggio, definendolo “un grande maestro di musica e di vita” e, con rispetto, “un mirabile saltimbanco a cui si vuole un bene sconfinato”.

Il silenzio della terapia intensiva e l’ultimo saluto a Firenze

Nato il 14 novembre del 1948 nel capoluogo toscano, Savelli era tornato nella sua città d’origine negli ultimi anni. La malattia, diagnosticata già da qualche tempo, lo aveva costretto a un delicato percorso terapeutico iniziato nel 2025. Dopo l’intervento, le prime notizie lasciavano sperare in un decorso positivo, ma il sopraggiungere di complicazioni ha richiesto il ricovero in terapia intensiva, dove è rimasto per alcuni giorni in condizioni definite “stazionarie”. La sua scomparsa, avvenuta venerdì 27 marzo, getta un velo di tristezza sul mondo culturale fiorentino e nazionale, che riconosce in lui non solo un esecutore tecnico, ma un interprete capace di trasferire emozioni attraverso i tasti di un pianoforte, plasmando le atmosfere di una stagione che resta indimenticabile per la canzone italiana.

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