Monopattini elettrici, dal 16 maggio scatta il “targhino” ma la burocrazia va in tilt

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il conto alla rovescia, per chi possiede un monopattino elettrico e lo utilizza per gli spostamenti quotidiani, è ormai agli sgoccioli. Dal prossimo 16 maggio entra ufficialmente in vigore l’obbligo del contrassegno identificativo, il cosiddetto “targhino”, un adesivo che trasforma questi agili mezzi a due ruote – fino a ieri considerati quasi dei semplici giocattoli tecnologici – in veicoli a tutti gli effetti tracciati dallo Stato. Questa misura, parte integrante della riforma del Codice della strada entrata nel vivo a fine 2024, rappresenta il primo step di una vera e propria rivoluzione normativa, destinata a completarsi entro l’estate con l’obbligo assicurativo fissato per il 16 luglio.

Non si tratta, come molti forse ancora sperano, di una proroga o di una raccomandazione. La procedura, sebbene ormai definita nei minimi dettagli dal decreto del Mit del 6 marzo scorso, si sta rivelando un percorso a ostacoli per migliaia di cittadini. Per essere in regola, i proprietari devono richiedere il contrassegno accedendo al Portale dell’Automobilista (via Spid o Carta d’Identità Elettronica), pagare i diritti di segreteria e infine recarsi fisicamente alla Motorizzazione Civile per il ritiro. E qui, a ridosso della scadenza, emerge la crepa più significativa del sistema: gli sportelli della Motorizzazione, presi d’assalto o impreparati, non riescono a garantire appuntamenti utili a tutti prima della scadenza di maggio. Il rischio concreto, denunciato da diverse associazioni di settore, è quello di migliaia di utenti in regola con la richiesta ma tecnicamente irregolari nella fase materiale del ritiro, esponendosi a sanzioni che, lo ricordiamo, vanno da un minimo di 100 a un massimo di 400 euro.

Assicurazione, uno slittamento che nasconde un nodo tecnico

Se l’obbligo del targhino è un dato ormai certo e immediato, quello dell’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi ha subito un rinvio di due mesi. Inizialmente prevista per il 16 maggio, la scadenza è slittata al 16 luglio su richiesta dell’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici. La ragione ufficiale, spiegata in una circolare congiunta dei ministeri delle Imprese e dei Trasporti, è di natura squisitamente tecnico-organizzativa. Per far funzionare la macchina, non basta una tradizionale polizza sulla “tutela legale” o una generica “responsabilità civile familiare”, spesso già in possesso degli utenti. Il legislatore richiede una copertura conforme all’articolo 2054 del Codice Civile, la stessa delle auto e delle moto, con massimali che devono toccare quota 6,45 milioni di euro per i danni alle persone.

Il rinvio, però, non deve trarre in inganno: chi viaggiasse sprovvisto di assicurazione dopo il 16 luglio incorrerà in multe salate. Inoltre, resta ancora aperta una questione cruciale per alcune fasce di utenti, come i minorenni o le famiglie che condividono un solo monopattino. La polizza, che è strettamente collegata al codice del contrassegno identificativo, potrebbe non coprire automaticamente tutti i membri del nucleo familiare se non esplicitamente indicato nel contratto; una clausola, questa, che potrebbe rappresentare un’insidia non da poco in caso di sinistro.

Milano, il baratro tra legge e realtà stradale

E mentre la burocrazia arranca, la situazione reale sulle strade racconta una storia parzialmente diversa. Una recente inchiesta condotta per le strade di Milano ha mostrato un comportamento degli utente tutt’altro che omogeneo. Nonostante l’obbligo del casco – una delle prime misure introdotte – sia in vigore da tempo, gli agenti delle polizie locali continuano a elevare sanzioni per la mancata protezione del capo. A Cantù, per esempio, nell’autunno scorso erano già una ventina le multe comminate, con sanzioni che potevano arrivare fino a 250 euro. Ma il dato più allarmante, emerso dall’osservazione sul campo, riguarda la diffusione delle nuove norme: una larga fetta di utilizzatori sembra ancora non avere piena consapevolezza di ciò che cambierà nelle prossime settimane.

Non si tratta solo di dimenticanza, ma anche di una certa confusione pratica: molti pensano che la semplice assicurazione “furto e incendio” o quella inclusa nel contratto del rider possa scampare l’obbligo, mentre per la legge serve esclusivamente la Rc Auto pura. C’è poi chi, in silenzio, ha già deciso di non adeguarsi. Secondo un’indagine condotta tra i consumatori, più di duecento proprietari hanno dichiarato di voler vendere il mezzo o abbandonarne l’uso, mentre una minoranza, non trascurabile, ha ammesso che continuerà a circolare comunque, contando sulla difficoltà oggettiva delle forze dell’ordine – spesso impossibilitate a effettuare inseguimenti pericolosi nel traffico – di elevare le contravvenzioni.

Costi, furbetti e la sfida della micromobilità

Per chi invece sceglie la strada della legalità, i costi di gestione del mezzo aumentano in modo strutturale. Oltre al bollo e ai diritti di segreteria per il rilascio del targhino (il cui costo base del singolo adesivo è di circa 8,66 euro, a cui si aggiungono commissioni che portano il totale verso i 35-38 euro), bisognerà mettere in conto un premio annuo assicurativo. Le stime attuali parlano di un range che varia dai 25 ai 150 euro, una cifra che potrebbe scoraggiare chi usava il monopattino solo per brevi tratti casa-stazione.

L’introduzione della targa, d’altronde, non serve solo a riempire le casse dello Stato attraverso i premi assicurativi; il vero obiettivo è la deterrenza. I comportamenti scorretti – che si tratti di sfrecciare sui marciapiedi, passare col rosso o procedere contromano – fino ad oggi sono rimasti impuniti perché l’anonimato del mezzo rendeva vana qualsiasi contestazione. Con l’adesivo identificativo, come già avviene per le auto nelle zone a traffico limitato (Ztl) sorvegliate da telecamere, i trasgressori potranno essere identificati e multati a distanza. Resta da vedere, in queste settimane di transizione, se il governo e le prefetture sapranno gestire il caos degli appuntamenti in Motorizzazione, o se il 16 maggio le strade italiane si troveranno di fronte a una flotta di mezzi “fuorilegge” non per ribellione, ma per semplice incapacità amministrativa del sistema.

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