Campi Flegrei e Bagnoli: tra proteste e sciami sismici, la tensione cresce

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un sit-in organizzato da gruppi di disoccupati, residenti di Bagnoli e lavoratori delle Terme di Agnano ha portato ieri pomeriggio decine di persone davanti alla sede del Consiglio comunale di Napoli, in via Verdi. Tra i manifestanti, spiccava la presenza del Movimento di lotta 7 novembre, che insieme ad altri ha chiesto con forza «risposte immediate» su temi cruciali come il bradisismo, la mancanza di lavoro e le bonifiche ambientali. La protesta, presidiata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa, ha evidenziato una crescente frustrazione tra i cittadini, che vedono nell’inerzia delle istituzioni un ostacolo alla risoluzione di problemi ormai cronici.

Nel frattempo, i Campi Flegrei continuano a far parlare di sé. Dopo un intenso sciame sismico che ha caratterizzato gli ultimi giorni, la terra ha tremato di nuovo oggi, venerdì 21 febbraio, con tre scosse ravvicinate registrate a partire dalle 18.13. La più forte, di magnitudo 2.1, è stata avvertita distintamente dalla popolazione, soprattutto a Pozzuoli, area spesso epicentro di eventi simili. Le altre due scosse, meno intense ma comunque percepibili, si sono susseguite nel giro di pochi minuti, alimentando preoccupazioni e dibattiti sulla stabilità della zona.

L’Osservatorio Vesuviano, attraverso i suoi strumenti di monitoraggio, ha confermato l’accaduto, sottolineando come l’evento sia stato localizzato nei pressi di via Antiniana, a una profondità di 1.7 km. Alcuni residenti hanno riferito di aver udito un boato, dettaglio che ha contribuito ad aumentare l’allarme tra chi vive nell’area.

In Consiglio comunale, l’assessore alla Protezione civile Edoardo Cosenza ha provato a rassicurare i presenti, basandosi sui dati scientifici disponibili. «Con lo sciame sismico in corso, l’innalzamento del suolo registrato è di appena 1,4 metri», ha spiegato, aggiungendo che, anche considerando gli ultimi anni, il sollevamento complessivo non supera i 4 metri. Cifre che, secondo Cosenza, rendono improbabile uno scenario simile a quello del 1538, anno dell’ultima eruzione del supervulcano.

Tuttavia, le parole dell’assessore non sembrano aver placato del tutto le ansie dei cittadini, già provati da una situazione che si protrae da tempo. La combinazione di instabilità sismica, disoccupazione e ritardi nelle bonifiche ambientali – quest’ultime particolarmente sentite a Bagnoli, dove l’ex area industriale attende da anni una riconversione – crea un clima di incertezza che rischia di esplodere in ulteriori proteste.

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