Femminicidio di Ilaria Sula, ergastolo per Mark Antony Samson

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mark Antony Samson è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio di Ilaria Sula, la studentessa universitaria di 22 anni uccisa a Roma dall’ex fidanzato. La Terza Corte d’Assise ha accolto la richiesta della Procura, riconoscendo le aggravanti contestate all’imputato, che aveva confessato il delitto. La sentenza di primo grado è stata pronunciata nel pomeriggio di martedì 27 ottobre, al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore. La decisione ha stabilito la massima pena per l’omicidio e l’occultamento del corpo della giovane, mentre il padre della vittima ha espresso il dolore di una famiglia segnata da una perdita irreparabile.

Le aggravanti riconosciute dai giudici

La Corte ha accolto integralmente le richieste dei pubblici ministeri, che avevano sollecitato il carcere a vita contestando l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva tra imputato e vittima. A queste accuse si è aggiunto l’occultamento di cadavere, legato alle operazioni compiute dopo l’uccisione per nascondere il corpo della studentessa. Il riconoscimento delle aggravanti ha avuto un ruolo centrale nella decisione dei giudici, che hanno ritenuto fondate le contestazioni formulate dall’accusa. Samson non era presente in aula al momento della lettura della sentenza, pronunciata nell’aula bunker del carcere di Rebibbia.

Le tre coltellate e il corpo nascosto in una valigia

L’omicidio risale al marzo del 2025 e si consumò nell’abitazione di via Homs, nel quartiere Africano della capitale. La giovane fu colpita al collo con tre coltellate. Dopo averla uccisa, l’ex fidanzato mise il corpo in una valigia e lo trasportò fuori Roma, abbandonandolo in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. La confessione dell’imputato ha accompagnato il procedimento giudiziario, nel quale la ricostruzione dell’aggressione e il tentativo di disfarsi del cadavere hanno rappresentato elementi fondamentali delle accuse.

Il dolore del padre e il ricordo della figlia

Il padre di Ilaria ha commentato la decisione con parole che esprimono insieme il riconoscimento della giustizia ottenuta in tribunale e la consapevolezza di un dolore destinato a durare: «Fatta giustizia, ma l’ergastolo lo abbiamo noi». In un’altra dichiarazione, riportata dopo la sentenza, ha sottolineato la distanza tra la pena inflitta all’imputato e la condizione dei genitori che hanno perso una figlia: «Il vero carcere a vita è il nostro». La giovane studiava alla Sapienza di Roma e i suoi compagni universitari hanno voluto ricordarla con una lettera, descrivendola come una ragazza solare, gentile e appassionata dello studio.

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