Sospesi 32 deputati per il blitz contro la conferenza sulla remigrazione: 5 giorni a chi occupò la sala stampa
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Redazione Interno
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L’ufficio di presidenza della Camera, al termine di una seduta segnata da un clima di forte tensione, ha deciso a maggioranza di sanzionare 32 parlamentari delle opposizioni coinvolti nell’occupazione della sala stampa di Montecitorio avvenuta lo scorso 30 gennaio. La delibera, che arriva a distanza di settimane dai fatti, ha stabilito una doppia scala di giudizio: ventidue deputati sono stati sospesi per cinque giorni, mentre per altri dieci è scattata una sospensione di quattro giorni.
La distinzione tra responsabilità diretta e partecipazione passiva
Secondo la ricostruzione operata dall’organismo di garanzia di Montecitorio, i 22 deputati destinatari della sanzione più severa – dieci del Partito Democratico, otto del Movimento 5 Stelle e quattro di Alleanza Verdi e Sinistra – avrebbero avuto un ruolo attivo nel bloccare l’avvio della conferenza sulla “remigrazione”. Questi parlamentari, secondo quanto si apprende, si sono seduti al banco degli oratori o si sono posizionati in modo tale da rendere materialmente impossibile lo svolgimento dell’evento promosso dal leghista Domenico Furgiuele, al quale avrebbero dovuto partecipare esponenti di CasaPound e di altri gruppi riconducibili all’area dell’estrema destra. Tra i nomi emersi dall’elenco figurano, per il Pd, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini, Laura Boldrini e Arturo Scotto; per il M5s Riccardo Ricciardi e Francesco Silvestri; per Avs, tra gli altri, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Filiberto Zaratti.
Le sanzioni minori e le motivazioni dell’organismo di presidenza
Una misura meno afflittiva, limitata a quattro giorni di stop, è stata invece comminata a dieci deputati – equamente suddivisi tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – per i quali è stato accertato un concorso meno incisivo: quello di aver “contribuito volontariamente alla saturazione dei posti disponibili” nella sala, creando così le condizioni per l’impossibilità logistica della conferenza. Anche in questo gruppo si registrano nomi noti, come quelli di Marianna Ricciardi e dell’ex capogruppo pentastellato Francesco D’Uva. Il provvedimento, la cui decorrenza sarà scaglionata a partire dal 2 aprile per evitare un vuoto contemporaneo nelle file dell’opposizione, è stato giustificato dalla presidenza con la necessità di tutelare il decoro e il regolare funzionamento delle istituzioni, sebbene i sanzionati abbiano immediatamente rivendicato l’azione compiuta.
Le proteste dei gruppi di opposizione tra autodifesa e accuse di sproporzione
Le reazioni non si sono fatte attendere e hanno acceso un nuovo scontro politico proprio all’indomani del voto dell’ufficio di presidenza. I deputati colpiti hanno parlato in coro di una decisione “sproporzionata, ingiusta e inopportuna”, come ha dichiarato Filiberto Zaratti di Avs, ribadendo che l’occupazione della sala stampa avesse il solo scopo di difendere “la Costituzione e l’onore antifascista della Camera”. Sulla stessa lunghezza d’onda Gianni Cuperlo, che ha ironizzato sul fatto di ricevere la prima sospensione in carriera proprio per un’azione di questo tipo, rivendicando con orgoglio la propria partecipazione. I gruppi del Pd e del M5s hanno definito le sanzioni “irricevibili e paradossali”, sottolineando una presunta disparità di trattamento rispetto ad altre vicende disciplinari riguardenti esponenti della maggioranza e chiedendo formalmente il ritiro del provvedimento. La contestazione di fondo, emersa nelle note ufficiali, è che l’organismo di presidenza abbia scelto di punire con severità chi ha protestato in modo non violento per impedire l’ingresso di gruppi neofascisti nell’istituzione.




