Trentadue deputati di opposizione sospesi per l’occupazione della sala stampa contro la conferenza sulla remigrazione
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Redazione Interno
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L’ufficio di presidenza della Camera, al termine di una riunione segnata da un clima di forte tensione, ha deciso a maggioranza di comminare sanzioni disciplinari a trentadue parlamentari delle opposizioni. Il provvedimento, che arriva a distanza di mesi dai fatti, è il capitolo conclusivo – seppur destinato a lasciare strascichi politici – della vicenda accaduta lo scorso 30 gennaio, quando una protesta organizzata all’interno del Palazzo aveva di fatto paralizzato le attività della sala stampa di Montecitorio.
La genesi del provvedimento affonda le radici in quella giornata di fine gennaio, quando un gruppo consistente di deputati di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra aveva occupato fisicamente gli spazi destinati ai giornalisti e agli eventi istituzionali. L’obiettivo dichiarato era quello di impedire lo svolgimento di una conferenza stampa che il deputato della Lega Domenico Furgiuele aveva organizzato insieme ad esponenti di gruppi riconducibili all’area neofascista, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella, Ivan Sogari del Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già vicino a Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. L’iniziativa, incentrata sul tema della “remigrazione” – un concetto che prevede misure di espulsione su base etnica e culturale – aveva sollevato un polverone politico già nei giorni precedenti, con le forze di opposizione che avevano annunciato l’intenzione di non lasciare spazio istituzionale a quello che definivano un “atto di propaganda razzista”.
Sanzioni graduate per un blocco ritenuto “materiale”
La distinzione operata dall’organismo di garanzia di Montecitorio si basa su una valutazione puntuale della condotta tenuta dai singoli parlamentari durante l’occupazione. Ventidue deputati – dieci del Partito Democratico, otto del Movimento 5 Stelle e quattro di Alleanza Verdi e Sinistra – sono stati sanzionati con cinque giorni di sospensione dai lavori d’Aula, con la relativa interdizione dai locali della Camera. Secondo la ricostruzione dell’ufficio di presidenza, a questi parlamentari è stato contestato un comportamento di “maggiore gravità” perché avrebbero “materialmente e direttamente impedito l’avvio della conferenza stampa”, sedendosi al banco degli oratori o posizionandosi intorno ad esso durante le varie fasi della protesta, occupandolo fisicamente.
Tra i nomi finiti nel gruppo dei cinque giorni figurano, per il Pd, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini, Laura Boldrini, Arturo Scotto e Stefano Vaccari; per il Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, Riccardo Ricciardi e Vittoria Casa; per Avs Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Filiberto Zaratti. Una sanzione meno severa, pari a quattro giorni di sospensione, è stata invece inflitta ad altri dieci deputati, equamente suddivisi tra cinque del Pd e cinque del M5s. In questo caso, il ruolo attribuito ai parlamentari è stato quello di aver contribuito “volontariamente alla saturazione dei posti disponibili” nella sala, rendendo di fatto impossibile la regolare esecuzione dell’iniziativa pur senza essersi materialmente seduti al tavolo della presidenza.
Reazioni immediate e la rivendicazione del gesto
La comunicazione delle sanzioni ha innescato una reazione immediata e compatta da parte dei diretti interessati, i quali hanno scelto di non assumere un atteggiamento di pentimento ma di trasformare la sanzione in un atto di rivendicazione politica. Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ha definito il provvedimento “vergognoso e sconcertante”, aggiungendo con enfasi che rifarebbe la stessa azione “cento volte” per impedire che l’aula diventi un luogo di raduno per i neofascisti. Anche Gianni Cuperlo, in un post social, ha ironizzato sulla sua “prima sospensione” nella vita – nemmeno ai tempi della scuola – dichiarandosi sereno e orgoglioso di quanto fatto.
Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha rifiutato di considerare la sanzione come il segno di una colpa, sottolineando che lo rifarebbe “se dovesse capitare la necessità”, per onorare il fondamento antifascista della Repubblica e della Costituzione. Filiberto Zaratti, sempre di Avs, ha parlato di una decisione “sproporzionata, ingiusta e inopportuna”, sostenendo che l’azione dei parlamentari era finalizzata a difendere l’onore antifascista della Camera. Le note ufficiali dei gruppi parlamentari hanno assunto toni ancora più duri, con il Movimento 5 Stelle che ha parlato di sanzioni “irricevibili e paradossali”, contestando in particolare la differenza di trattamento rispetto ad altre vicende disciplinari esaminate nella stessa seduta.




