Maltempo, stato d’emergenza per Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia: 50 milioni dal Cdm
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri, riunito nella serata di ieri, ha varato uno stanziamento complessivo di 50 milioni di euro destinato a quattro regioni – Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia – duramente provate dalla violenta ondata di maltempo che si è abbattuta sulla penisola tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile del 2026. Il meccanismo di sostegno, attinto dal Fondo per le emergenze nazionali, risponde alla proposta presentata dal ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, che il governo guidato da Giorgia Meloni ha fatto propria senza sostanziali modifiche. La dichiarazione dello stato d’emergenza, della durata di dodici mesi, attiverà procedure accelerate e risorse straordinarie per fronteggiare i dissesti idrogeologici e ripristinare la viabilità in quelle aree dove il nubifragio e le raffiche di vento hanno causato smottamenti, allagamenti e interruzioni di servizi essenziali.
Venti milioni al Molise, i geologi lanciano l’allarme su un fenomeno esteso
Proprio il Molise, va detto, ha ottenuto la fetta più consistente del finanziamento: 20 milioni di euro. Il Cdm ha deliberato lo stato d’emergenza per la regione dopo che gli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal 30 marzo avevano già messo in ginocchio diverse località, tra cui le zone di Trigno e Petacciato. Da quei primi rilievi, però, sono emersi nuovi dissesti che non erano stati immediatamente quantificati; secondo un rapporto dei geologi consultato dagli uffici regionali, non si tratterebbe di episodi isolati bensì di un fenomeno esteso e strutturale, legato all’assetto idrogeologico di vaste porzioni del territorio. Lo stesso provvedimento, inoltre, assegna alle altre tre regioni le rimanenti risorse – da ripartire in base alle stime dei danni pervenute – mentre la Protezione Civile nazionale coordinerà gli interventi più urgenti, in particolare quelli relativi alla messa in sicurezza di versanti franosi e argini fluviali.
D’Alfonso attacca la Regione Abruzzo: “Richiesta incompleta e tardiva”
Non sono mancate le polemiche sulla gestione amministrativa della fase precedente alla dichiarazione dello stato d’emergenza. Luciano D’Alfonso, figura politica di spicco in Abruzzo, ha rivolto pesanti critiche alla giunta regionale attuale, sostenendo che l’atto di richiesta inoltrato al governo sarebbe stato “monco, parziale e con ogni probabilità viziato da un errore di fondo involontario”. “Quando dico che per produrre le carte della pubblica amministrazione occorre avere dedizione, garantire lettura e cimentarsi in attività di memoria – ha esordito D’Alfonso – parlo per esercizio di consapevolezza. Un’attività che purtroppo sfugge a chi oggi governa la Regione Abruzzo”. Secondo la sua ricostruzione, la delibera sarebbe stata concepita in ritardo, affetta da un “affaticamento documentale” che ne avrebbe compromesso la completezza. Una circostanza, quest’ultima, che secondo il politico potrebbe persino inficiare l’efficacia delle prime misure sul campo.
Marsilio: “Primi 15 milioni subito, avanti senza sosta per ripristino servizi e sicurezza”
Dall’altra parte, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha accolto con favore il via libera del Consiglio dei ministri. “Accolgo con soddisfazione la deliberazione con cui il Cdm ha dichiarato lo stato di emergenza per dodici mesi – ha dichiarato – a seguito degli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal 30 marzo 2026, hanno colpito anche l’Abruzzo”. Marsilio ha sottolineato come il provvedimento destini al territorio abruzzese i primi 15 milioni di euro, cifra che consentirà di attivare risorse e strumenti straordinari per affrontare le criticità ancora aperte. L’obiettivo, ha aggiunto, è accelerare gli interventi nelle aree danneggiate, ripristinando servizi essenziali come l’erogazione dell’acqua potabile, la viabilità comunale e provinciale e le condizioni di sicurezza nelle frazioni isolate dal maltempo. Le operazioni di sopralluogo, coordinate dalle prefetture, sono già in corso mentre i fondi verranno erogati attraverso ordinanze commissariali che bypasseranno le normali procedure di gara.




