«Per loro resto “Lu”», il cognome e la nebbia della menopausa

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Luciana Littizzetto, tornata in libreria con il romanzo “Il tempo del la la la” edito da Mondadori, si è raccontata senza filtri al Corriere della Sera, svelando un dettaglio intimo che riguarda la sua famiglia “nata dal cuore”. La comica torinese, che del palcoscenico e della televisione ha fatto un’arma di ironia tagliente, ha rivelato infatti il desiderio espresso dai figli in affido, Vanessa e Jordan, ormai adulti rispettivamente di 31 e 28 anni. I due ragazzi, entrati nella sua vita quando erano solo bambini (lei 11 anni e lui 9), non hanno mai usato il termine “mamma” per rivolgersi a lei, preferendo il soprannome affettuoso e confidenziale di “Lu”. Tuttavia, è proprio adesso, a distanza di anni da quel percorso di affido che la stessa Littizzetto definisce una delle sue “imprese” più grandi, che è maturata una richiesta precisa: aggiungere il suo cognome al loro.

Un legame che si consolida nella burocrazia

La 61enne ha spiegato come il rapporto con Vanessa, oggi social media manager, e Jordan, impiegato nel mondo delle produzioni cinematografiche, si sia evoluto nel tempo. Se un tempo sentiva il bisogno di essere una sorta di “mamma giraffa” sempre vigile, oggi il confronto è ormai orizzontale, da pari a pari. “Cerco di non essere sfinente”, ha scherzato la Littizzetto, ammettendo di non riuscirci sempre, mentre la famiglia aspetta che la macchina burocratica faccia il suo corso per ufficializzare questo passaggio simbolico. Non c’è fretta, del resto, in quella casa dove vive stabilmente anche Svetlana, la ragazza bielorussa accolta dalla comica e che ormai trascorre con loro le estati da quando aveva appena sei anni. Un ménage familiare allargato, dove i figli ormai vanno e vengono “come le nuvole”, citando De André, ma dove le radici affettive sembrano essersi fatte più profonde.

La “brain fog” e i 72 sintomi dei sessant’anni

Se la sfera privata legata alla maternità la vede fiera e soddisfatta, lo stesso non si può dire del percorso di accettazione del proprio che invecchia. Nel nuovo romanzo, che segna il suo debutto nella narrativa spostando il focus dall’ironia pura alla profondità dei sentimenti, la Littizzetto mette in scena tre amiche alle prese con la menopausa. Un tema che affronta a viso aperto, descrivendola come una compagna di viaggio complessa, caratterizzata da ben 72 sintomi. Tra questi, a farla da padrone nel racconto è la “brain fog”, ovvero quella nebbia mentale che gioca brutti scherzi: si possono recitare a memoria “La nebbia agli irti colli” di Carducci o ricordare perfettamente la versione parodistica di Fiorello, ma si fa una fatica immane a rammentare il nome dell’amministratore di condominio o il punto esatto in cui è stata parcheggiata l’auto.

Le fragilità di una donna sempre in prima linea

Il grande pubblico, abituato a vederla energica e spietata nelle imitazioni o nelle invettive contro i potenti, fa fatica a immaginare questa fragilità. Eppure, la Littizzetto non nasconde i vuoti di memoria e la fatica di accettare un che cambia, trasformando queste debolezze in materia narrativa per il suo “Il tempo del la la la”. Un titolo, questo, che allude a quei momenti della vita in cui si perde l’ispirazione e non si trovano più le parole giuste, proprio come quando in una canzone l’autore va avanti con un ritornello senza senso. Lontana dai lustrini del palco di “Che Tempo Che Fa”, la comica rivela quindi il suo lato più umano: quello di una donna che, nonostante i successi e la verve comica, si confronta ogni giorno con l’inesorabile scorrere del tempo e con la meravigliosa, complicata, gestione dei legami affettivi.

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