Edicole, la filiera unita chiede un tavolo permanente di crisi al governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per la prima volta nella storia recente dell'editoria italiana, tutte le componenti della filiera della distribuzione e della vendita della stampa si presentano compatte davanti al governo con una richiesta unitaria. Editori, aziende di distribuzione locali e nazionali, edicolanti: ognuno con le proprie istanze, ma tutti convergenti su un punto fermo. Serve un tavolo permanente di crisi, aperto con urgenza, per affrontare in modo organico e strutturale le difficoltà che attraversano l'intero comparto.

Una convergenza senza precedenti

La Federazione Italiana Editori Giornali ha raccolto e rilanciato gli appelli provenienti da più parti, annunciando la convocazione di un Tavolo della filiera della distribuzione e vendita della stampa, al quale saranno invitati i distributori nazionali e locali e le organizzazioni rappresentative degli edicolanti.

Il presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, ha spiegato le ragioni di un'iniziativa che non si limita a registrare le criticità: «È necessario mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli operatori per individuare soluzioni condivise e concretamente realizzabili», ha dichiarato, aggiungendo che «la distribuzione e la vendita sono l'infrastruttura attraverso la quale l'informazione raggiunge quotidianamente i cittadini» e che la sua progressiva riduzione «limita il pluralismo dell'informazione e la coesione dei territori».

La novità, sottolineata dalla stessa federazione, sta nell'unità della filiera: soggetti con ruoli e interessi diversi convergono su una richiesta comune, riconoscendo che nessuno può affrontare da solo la crisi del sistema. Le difficoltà elencate nel comunicato non lasciano margini di ambiguità: aumento dei costi industriali e logistici, calo del venduto, chiusura progressiva dei punti vendita. Un quadro che le parti definiscono non più riconducibile a un'emergenza temporanea, ma a una crisi strutturale con ricadute dirette sull'accesso all'informazione.

Numeri che raccontano un declino lungo un decennio

I dati dell'Osservatorio sulle comunicazioni dell'AgCom confermano la tendenza con puntualità. Nel primo trimestre del 2026 le copie complessivamente vendute di quotidiani sul territorio nazionale sono state pari a 118 milioni di unità, circa 1,5 milioni di copie medie giornaliere, con una flessione del 7,6 per cento su base annua. Il solo formato cartaceo ha registrato 85 milioni di copie, in calo del 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

La rete distributiva, dal canto suo, si è progressivamente assottigliata. In vent'anni il numero delle edicole in Italia è sceso da 35.000 a circa 20.000 esercizi, e quasi due comuni su tre risultano ormai privi di un punto vendita. Nelle aree interne la situazione è ancora più critica: in Molise la quota di comuni senza edicola raggiunge il 94 per cento, la più alta del Paese.

Le misure già previste per il 2026

Sul fronte degli interventi pubblici, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2026 ha definito la ripartizione delle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria, pari a 57 milioni di euro per l'anno in corso. Le misure confermate riguardano l'intera filiera: 45 milioni destinati alle imprese editrici di quotidiani e periodici per le copie cartacee vendute nel 2024, 10 milioni per le edicole, 1,5 milioni per le imprese di distribuzione e 500.000 euro per i punti vendita non esclusivi situati in comuni privi di edicola.

Per le edicole in particolare, il contributo è stato potenziato: la percentuale riconosciuta sulle spese ammissibili sale dal 60 all'80 per cento, e l'importo massimo passa a 4.500 euro. Tra le spese coperte figurano i tributi locali come IMU, TARI e canone unico patrimoniale, i canoni di locazione, le utenze per energia elettrica, telefono e internet, l'acquisto o il noleggio di registratori di cassa e dispositivi POS, gli investimenti in digitalizzazione e ammodernamento tecnologico, i premi assicurativi e i servizi di consulenza contabile e fiscale.

Un contributo aggiuntivo fino a 500 euro è previsto per le edicole che nel 2025 hanno effettuato consegne a domicilio documentabili. Le nuove aperture o i rilevamenti di attività preesistenti nel corso del 2025 accedono a un incremento del 20 per cento, fermo restando il tetto massimo.

La richiesta di un confronto stabile

Le misure esistenti, tuttavia, non vengono considerate sufficienti dalle parti in causa. La richiesta che accompagna la costituzione del tavolo permanente riguarda non solo il rafforzamento degli strumenti in essere, ma l'avvio di un confronto istituzionale finalizzato a definire un piano organico di interventi. L'obiettivo dichiarato è favorire l'ammodernamento e l'efficientamento della rete distributiva, garantirne la sostenibilità economica e preservarne la capillarità sul territorio.

Il presidente della FIEG ha indicato alcune priorità concrete: intervenire sui costi, accelerare i tempi di erogazione dei contributi e adeguare le risorse alla situazione attuale. La federazione ha inoltre interessato i presidenti delle Regioni, chiedendo specifiche misure di sostegno che riconoscano la rete distributiva come servizio di interesse pubblico e presidio di prossimità, per il ruolo che svolge nel garantire ai cittadini l'accesso all'informazione.

La richiesta rivolta al governo è quella di aprire rapidamente un percorso condiviso per valutare le proposte della filiera e individuare soluzioni durature.

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