Incentivi auto 2026, il governo punta sulla filiera e sulle minicar

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito, tramite un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, l'allocazione delle risorse del Fondo Automotive per il quinquennio 2026-2030, stanziando complessivamente 1,6 miliardi di euro. Una scelta che, come evidenziato con soddisfazione dall'Anfia, l'associazione di categoria che rappresenta oltre cinquecento aziende del settore, privilegia nettamente il sostegno alla produttività industriale piuttosto che gli aiuti diretti all'acquisto di automobili nuove da parte dei privati. La maggior parte dei fondi, infatti, è destinata a sostenere le aziende della filiera automobilistica che versano in condizioni di difficoltà e a stimolare, attraverso contributi mirati, gli investimenti in produzione e innovazione tecnologica, in un momento di transizione epocale che richiede ingenti capitali.

Il ritorno del bonus, ma solo per i quadricicli

In attesa del decreto attuativo che ne specificherà le modalità operative, torna dunque un incentivo all'acquisto, sebbene con un perimetro d'azione assai circoscritto. L'unico contributo diretto previsto per i veicoli a zero emissioni è riservato infatti ai quadricicli leggeri e pesanti, le cosiddette microcar o minicar di categoria L6e ed L7e. Lo schema prevede uno sconto in fase di acquisto pari al 30% del prezzo di vendita, con un tetto massimo di 3.000 euro, una percentuale che sale al 40% e a un massimo di 4.000 euro qualora il cliente proceda alla rottamazione di un veicolo della stessa categoria, posseduto da almeno dodici mesi e appartenente a una classe ambientale compresa tra Euro 0 e Euro 3. Una misura che, se da un lato solleva qualche perplessità sulla sua reale efficacia nel promuovere la mobilità elettrica su larga scala, dall'altro dimostra una volontà di intervenire su segmenti di mercato specifici, spesso utilizzati per gli spostamenti urbani.

I nuovi contributi per retrofit e infrastrutture

Il decreto dispone, parallelamente, una serie di agevolazioni per altre tecnologie considerate a minore impatto ambientale. Viene confermato e rilanciato, in particolare, il bonus dedicato alla trasformazione dei veicoli endotermici esistenti per l'alimentazione a GPL o a metano, il cosiddetto retrofit, un intervento che punta a prolungare la vita utile delle autovetture riducendone però le emissioni inquinanti. Una parte delle risorse è inoltre vincolata allo sviluppo dell'infrastruttura di ricarica pubblica per le auto elettriche, un capitolo cruciale e spesso indicato come il principale collo di bottiglia per la diffusione di massa di queste vetture, la cui carenza frena molti potenziali acquirenti, i quali temono di rimanere senza energia in luoghi non serviti da colonnine.

La questione dei rimborsi in sospeso

A preoccupare gli operatori del settore, tuttavia, non è soltanto l'architettura degli incentivi futuri, ma anche l'eredità delle misure passate. L'ultima tornata di ecobonus, che prevedeva sconti fino a 11.000 euro per le auto a batteria, si basava su un meccanismo per cui erano i concessionari ad anticipare l'importo dello sconto al cliente, in attesa di essere poi rimborsati dallo Stato. Secondo l'Unrae, l'Associazione che riunisce gli importatori di veicoli, il ritardo accumulato dalla pubblica amministrazione nei pagamenti ha creato un'esposizione finanziaria per le aziende di circa 300 milioni di euro, una situazione di stallo che, se non risolta in tempi rapidi, rischia di tradursi in ritardi concreti nelle immatricolazioni, poiché non tutti i venditori dispongono della liquidità necessaria per registrare i veicoli senza aver prima ricevuto il dovuto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.