Vertice di Cardiff, i leader indipendentisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sfidano Londra
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Redazione Esteri
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Un incontro destinato a pesare sugli equilibri costituzionali del Regno Unito. Oggi a Cardiff, nella baia affacciata sul Canale di Bristol, si ritrovano attorno allo stesso tavolo John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O'Neill: per la prima volta dall'avvio della devoluzione, le tre amministrazioni territoriali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidate contemporaneamente da esponenti politici dichiaratamente favorevoli al superamento dell'Unione.
Un memorandum per il diritto all'autodeterminazione
Secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Telegraph, i tre leader sottoscriveranno un memorandum congiunto che rivendica il diritto delle rispettive nazioni a decidere il proprio futuro costituzionale, prevedendo al contempo un rafforzamento dei rapporti con le nazioni europee.
Il documento, che non equivale a un trattato tra Stati sovrani né modifica le competenze legislative previste dagli assetti vigenti, delinea una collaborazione su quattro direttrici strategiche: cooperazione economica e fiscale, transizione energetica con valorizzazione del potenziale eolico offshore di Scozia e Galles, rapporti diretti con l'Unione Europea dopo l'impatto della Brexit e proiezione internazionale con la rivendicazione del diritto all'autodeterminazione come cornice politica condivisa.
La novità politica è evidente. In Scozia lo Scottish National Party guida il governo di Holyrood dal 2007 e Swinney, dopo la vittoria elettorale di maggio, spinge per un secondo referendum sull'indipendenza, sostenendo che lo slancio verso la separazione è «innegabile». In Galles, Plaid Cymru è per la prima volta alla guida dell'esecutivo di Cardiff dopo le elezioni di maggio, con ap Iorwerth che ha però escluso un referendum sull'indipendenza durante questa legislatura, concentrandosi piuttosto sul trasferimento di maggiori poteri.
In Irlanda del Nord, Michelle O'Neill dello Sinn Féin è first minister dal 2024, all'interno del sistema di condivisione del potere con la vice prima ministra unionista.
Le parole di Trump e la replica di Downing Street
L'iniziativa arriva a pochi giorni dalle dichiarazioni di Donald Trump sulla riunificazione irlandese. Durante una visita ufficiale a Dublino, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che gli «piacerebbe vedere» un'Irlanda unita, definendola «una cosa fantastica» e prevedendo che «prima o poi succederà». Il presidente ha anche indicato il taoiseach Micheál Martin come «l'uomo giusto per far avanzare il processo», precisando che «ovviamente il Regno Unito avrà qualcosa da dire al riguardo».
Downing Street ha replicato attraverso un portavoce, facendo sapere che il Regno Unito «si atterrà al 100 per cento» all'Accordo del Venerdì Santo. Il documento del 1998 prevede che il ministro britannico per l'Irlanda del Nord convochi un referendum sulla riunificazione qualora ritenga probabile un esito favorevole. La presidente dello Sinn Féin, Mary Lou McDonald, ha commentato le parole di Trump sostenendo che «la conversazione sull'unità irlandese si è spostata» e che ora l'onere ricade sul taoiseach, chiamato ad avviare la pianificazione.
Lo scontro tra Londra e Edimburgo
Il vertice di Cardiff si inserisce in un clima già teso nei rapporti tra il governo britannico e quello scozzese. Il primo ministro Andy Burnham ha ribadito a Swinney che l'indipendenza e un nuovo referendum sono «off limits», sostenendo che non esiste al momento un consenso sufficiente in Scozia e che una nuova consultazione distoglierebbe l'attenzione dalle priorità economiche e dal costo della vita.
Swinney ha replicato definendo «un significativo cambiamento» la posizione espressa dal premier alla Camera dei Comuni, quando Burnham aveva inizialmente indicato che un nuovo voto avrebbe potuto essere preso in considerazione qualora emergesse un chiaro consenso dell'opinione pubblica, paragonando la situazione scozzese al meccanismo previsto in Irlanda del Nord.
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