Il fronte di Cardiff: Scozia, Galles e Irlanda del Nord firmano il patto per l'autodeterminazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un memorandum d'intesa firmato a Cardiff dai capi dei governi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord suggella un fronte comune inedito contro l'assetto costituzionale del Regno Unito. John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O'Neill, riuniti nel capoluogo gallese, hanno sottoscritto un documento che rivendica il diritto delle rispettive nazioni a decidere democraticamente il proprio futuro, contestando la legittimità di Westminster di porre veti sulle consultazioni popolari.

All'incontro era presente anche la presidente del Sinn Féin, Mary Lou McDonald, che ha definito il vertice "storico".

Un documento in quattro capitoli

Il testo dell'intesa, come ricostruito dalle agenzie, si articola attorno a quattro ambiti di cooperazione: economia, energia, rapporti con l'Europa e autodeterminazione. Su quest'ultimo punto i firmatari scrivono che "nessun governo di Westminster ha il diritto di bloccare la democrazia o di compromettere il principio secondo cui i nostri popoli decideranno il proprio futuro".

Il capitolo europeo è altrettanto esplicito: il documento afferma che "il futuro delle nostre nazioni appartiene all'Unione europea", collegando la Brexit a un danno economico per i tre territori e ipotizzando, in caso di indipendenza, una richiesta di adesione all'Ue per Scozia e Galles e una possibile riunificazione con la Repubblica d'Irlanda per l'Ulster.

Le richieste dei tre leader

Le posizioni espresse dai protagonisti divergono sulle tempistiche. Swinney ha chiesto che un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese si tenga entro i prossimi cinque anni, definendo quello all'autodeterminazione un "diritto inalienabile" e sostenendo che il premier britannico Andy Burnham passerà alla storia come "l'ultimo primo ministro del Regno Unito". O'Neill ha invece invitato Londra e Dublino a fissare entro il 2030 una data per una consultazione sulla riunificazione irlandese, affermando che "questo è il momento di prepararsi e pianificare".

Più cauta la posizione di ap Iorwerth, che ha escluso un referendum sull'indipendenza gallese prima delle elezioni del Senedd previste nel 2030, pur annunciando l'intenzione di istituire una commissione nazionale permanente per preparare il terreno a un futuro percorso verso la separazione.

Il contesto politico e i limiti istituzionali

L'iniziativa di Cardiff poggia su una circostanza senza precedenti nella storia della devolution: per la prima volta Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidate contemporaneamente da esponenti di partiti favorevoli all'indipendenza o a un radicale allontanamento da Londra. Tuttavia, i margini di manovra restano ristretti.

Il governo britannico mantiene la posizione espressa dopo il referendum scozzese del 2014, quando il 55 per cento degli elettori scelse di restare nel Regno Unito, e dopo la sentenza della Corte Suprema del 2022 che ha stabilito l'impossibilità di indire nuove consultazioni senza l'autorizzazione di Westminster. Nessun sondaggio, inoltre, indica al momento una maggioranza stabile favorevole alla secessione nei tre territori.

La reazione di Londra e le divisioni interne

Downing Street ha scelto il silenzio ufficiale, ma il primo ministro Andy Burnham aveva ribadito in Parlamento che una ripetizione del referendum scozzese resta "fuori discussione". Sul fronte nordirlandese, la vice prima ministra Emma Little-Pengelly del Dup ha contestato la legittimità della partecipazione di O'Neill, sostenendo che la first minister "non ha cercato alcun accordo o permesso" per viaggiare e firmare il documento a nome dell'esecutivo di Stormont.

La presa di posizione segnala che il fronte indipendentista, per quanto compatto sulla rivendicazione di principio, non cancella le fratture interne al sistema di potere condiviso nordirlandese.

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