Asti, il tribunale riconosce il nesso tra vaccino Covid e mielite: indennizzo per una tabaccaia
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Redazione Salute
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Il Tribunale civile di Asti ha stabilito, con una sentenza di primo grado che segna un precedente significativo, l’esistenza di un «nesso di causa» tra la somministrazione del vaccino anti-Covid e l’insorgenza di una grave mielite trasversa in una donna di cinquantadue anni, titolare di una tabaccheria ad Alba, la quale, a seguito della patologia, ha perso l’uso delle gambe. La donna, la cui vicenda personale e professionale è stata sconvolta dall’evento avverso, si è affidata alla rappresentanza legale degli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Chiara Ghibaudo, i quali hanno patrocinato la sua causa contro il ministero della Salute, ente che in sede amministrativa aveva precedentemente respinto la richiesta di indennizzo. La condanna, che impone all’amministrazione di corrispondere un’indennità di tremila euro mensili, si fonda su una complessa perizia medico-legale, la quale ha accertato come il danno biologico permanente, di entità particolarmente severa, sia direttamente riconducibile alla profilassi vaccinale.
Il percorso giudiziario e la consulenza tecnica
Per dirimere la complessa questione medico-scientifica, il giudice si è avvalso della nomina di due consulenti tecnici d’ufficio, i cui accertamenti, approfonditi e circostanziati, hanno finito per confermare le tesi sostenute dalla parte civile. Le perizie, che hanno analizzato la sequenza temporale tra la vaccinazione e la manifestazione dei sintomi neurologici, unitamente al quadro clinico complessivo, hanno offerto al collegio giudicante gli elementi probatori decisivi per emettere la condanna. Il ministero della Salute, che pure aveva opposto un diniego in sede amministrativa, si è visto così riconoscere, in sede giurisdizionale, l’obbligo di risarcire la donna, la cui invalidità le impedisce ormai di condurre una vita autonoma e di gestire in prima persona l’attività commerciale che costituiva la sua fonte di sostentamento.
Un contesto giurisprudenziale in evoluzione
La sentenza di Asti, sebbene di primo grado, si inserisce in un solco giurisprudenziale che, seppur non ancora uniforme, inizia a delinearsi con una certa frequenza. Nei mesi scorsi, infatti, diversi tribunali italiani hanno emesso provvedimenti analoghi a favore di persone che hanno subito gravi reazioni avverse, riconoscendo, in casi specifici e sulla scorta di prove peritali, il legame causale con il vaccino. Si contano, tra gli altri, i casi di una donna di Terni, di un’altra della Spezia e di una terza di Pescara, alle quali era stata accordata un’indennità per danni permanenti di varia entità. Questi episodi, ciascuno con le proprie peculiarità cliniche e giuridiche, contribuiscono a formare una giurisprudenza che i legali specializzati in danni da vaccino iniziano a utilizzare come riferimento per le nuove cause.
Le conseguenze sulla vita della donna
L’aspetto più crudo della vicenda, al di là delle pur rilevanti implicazioni legali, risiede nelle conseguenze irreversibili sulla vita della tabaccaia albese. La mielite trasversa, un’infiammazione del midollo spinale che può portare a paralisi, le ha precluso la capacità di deambulare, trasformando radicalmente la sua esistenza quotidiana e la sua autonomia. L’indennizzo, quantificato in tremila euro al mese, se da un lato rappresenta un fondamentale riconoscimento giuridico e un sostegno economico per le sue esigenze di vita e di cura, dall’altro non potrà mai compensare appieno la perdita della sua piena funzionalità fisica e l’impatto devastante che una simile condizione ha prodotto sulla sua sfera personale e lavorativa.




