La mossa dei De Laurentiis per il Bari: rinunciare ai crediti per scongiurare il fallimento
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Redazione Sport
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A distanza di pochi giorni dalle perquisizioni della Guardia di Finanza e dall'iscrizione nel registro degli indagati per i reati di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta, la proprietà del Bari sta definendo una contromossa per evitare che il club biancorosso venga dichiarato fallito.
Al centro di questa manovra, come riporta l'edizione odierna de La Gazzetta del Mezzogiorno, c'è la rinuncia a una parte consistente dei crediti vantati dalla Filmauro, la holding della famiglia De Laurentiis, al fine di ripianare un deficit patrimoniale che la Procura di Bari ritiene ormai insostenibile.
La ricapitalizzazione e i tempi della manovra
La società Ssc Bari, guidata da Luigi De Laurentiis, provvederà a breve a una ricapitalizzazione che, nelle intenzioni, dovrebbe eliminare lo squilibrio patrimoniale contestato nell'istanza di liquidazione giudiziale depositata dalla Procura. Si tratta, in parte, di un'operazione obbligata, anticipata però dall'iniziativa giudiziaria.
La normativa concede alle società quattro mesi di tempo dalla chiusura dell'esercizio, avvenuta lo scorso 30 giugno, per approvare il bilancio e i De Laurentiis hanno quindi fino all'autunno per mettere in atto la manovra, ma le pressioni degli inquirenti hanno accelerato la scelta. Inoltre, la scadenza del rinvio concesso dal decreto Covid per la ricostituzione del capitale sociale, fissata per il 30 luglio, impone di agire con celerità per evitare le ipotesi di scioglimento previste dal codice civile.
La rinuncia ai 9 milioni di credito
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l'operazione chiave consisterà nella rinuncia ai crediti che la Filmauro, cassaforte della famiglia, vanta nei confronti del Bari. La controllante ha finanziato il club negli anni accumulando un credito di circa 9 milioni di euro, che la proprietà sarebbe pronta a convertire in un anticipo soci per una cifra che si aggira intorno ai 7 milioni di euro.
La conversione, che richiederebbe una semplice dichiarazione del legale rappresentante, consentirebbe di ridurre il passivo del club e, di fatto, di ripianare lo squilibrio che gli inquirenti hanno messo sotto la lente d'ingrandimento. A ciò si potrebbe aggiungere anche una rivalutazione del valore del marchio, oggi iscritto in bilancio per 5 milioni, per tenere conto della retrocessione in Serie C.
L'operazione Caprile e il nodo della plusvalenza
L'inchiesta della Procura, coordinata dal procuratore Roberto Rossi, ruota attorno alla cessione del portiere Elia Caprile nell'estate 2023. Il Bari, dopo averlo acquistato dal Leeds, lo ha venduto al Napoli per 2,2 milioni di euro senza inserire una clausola che garantisse una partecipazione alla futura rivendita. Una scelta che, a distanza di due anni, si è rivelata onerosa per le casse biancorosse, visto che il Napoli ha poi ceduto il giocatore al Cagliari per circa 8 milioni.
La Procura ipotizza che la mancata clausola e la determinazione del prezzo di vendita abbiano danneggiato il Bari, favorendo una società, il Napoli, facente capo alla stessa proprietà. L'accusa, come riportato, contesta che l'operazione abbia di fatto sottratto al Bari una plusvalenza che avrebbe potuto contribuire a riequilibrare i conti, aggravando uno stato di crisi che si trascina dal 2019 con perdite accumulate per circa 30 milioni.
La difesa e l'apertura del fascicolo FIGC
La famiglia De Laurentiis, attraverso una nota ufficiale, si è detta "esterrefatta" dalle contestazioni, respingendo le accuse e sottolineando che il valore di Caprile era stato stimato da una perizia di un professionista terzo e indipendente. La difesa, affidata all'avvocato Fabio Fulgeri, chiederà gli atti per preparare una memoria e contrastare l'istanza di fallimento, sostenendo che il club non ha debiti scaduti e che le perdite vengono sistematicamente coperte dalla proprietà. La vicenda, tuttavia, si complica sul fronte sportivo.
La Procura Federale della FIGC, guidata da Giuseppe Chiné, ha già chiesto gli atti dell'inchiesta per valutare profili di violazione dei principi di lealtà e correttezza. L'apertura di un fascicolo è considerata scontata, con il rischio concreto che, oltre a quello penale, si aggiungano anche procedimenti disciplinari con possibili sanzioni per il club pugliese.




