Le basi tremano, i dazi salgono: l’Italia nel mirino di Trump tra crisi militare e commerciale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La minaccia, pronunciata con la consueta brutalità retorica dallo Studio Ovale, si abbatte ora anche su Roma dopo aver scosso Berlino, eppure Donald Trump – presidente degli Stati Uniti ormai da oltre un anno, un arco temporale sufficiente per metabolizzare la sua nuova linea isolazionista – non ha fatto mistero di voler estendere il disimpegno militare pure all’Italia. Circa 13 mila militari attivi – senza dimenticare gli oltre 20 mila uomini della Sesta Flotta – sono distribuiti in un centinaio di installazioni sul nostro territorio: da Aviano, in Friuli, dove gli F-16 e le testate nucleari presidiano l’aria, fino a Sigonella, snodo logistico cruciale per il controllo del Mediterraneo, passando per Vicenza, Camp Darby in Toscana e la base avanzata di Gaeta. Ebbene, secondo le parole del presidente, tutto questo dispositivo potrebbe essere messo in discussione per un motivo ben preciso: la mancanza di assistenza ricevuta nella recente crisi con l’Iran, una valutazione che la Casa Bianca ha tradotto nella dura accusa secondo cui l’Italia, insieme alla Spagna, “non è stata di alcun aiuto”.

Il nodo Sigonella e la pressione sui dazi

La scintilla che ha innescato la furia di Washington affonda le radici in una decisione italiana risalente alla fine di marzo, quando il governo ha negato l’utilizzo della base siciliana di Sigonella per far decollare due caccia armati diretti in Medio Oriente; una scelta di sovranità politica, certo, ma che per l’amministrazione Trump rappresenta un tradimento tattico in piena regola, tant’è che il presidente ha ribadito come chi non sia con lui in guerra non possa poi pretendere la protezione in tempo di pace. Oltre al fronte militare, infatti, si apre contestualmente un secondo fronte, altrettanto rovente, su quello commerciale: il presidente ha infatti annunciato l’innalzamento dei dazi sulle auto europee fino al 25%, giustificando la mossa con la presunta inottemperanza dell’Unione Europea agli accordi commerciali precedentemente stipulati. L’effetto cumulativo di queste pressioni – il rischio di perdere i 13 mila soldati stanziati nelle cinque basi principali e la stangata sulle quattro ruote – rischia di trasformare il Belpaese in un campo di battaglia economico oltre che strategico.

La zona grigia delle giustizia: il rebus Stasi e l’ex boss in Rsa

Mentre la diplomazia internazionale arranca, la cronaca giudiziaria italiana offre scenari altrettanto complessi, a partire dalla vicenda di Alberto Stasi. L’avvocato Antonio De Rensis, senza pronunciarsi su sentenze future ma intervenendo nel dibattito acceso dopo le recenti riaperture delle indagini su Garlasco, ha commentato i margini per una possibile revisione del processo che aveva portato il suo assistito alla condanna definitiva, rimarcando come la difesa miri esclusivamente a dimostrare l’estraneità ai fatti senza additare nuovi colpevoli. Si tratta di una partita giudiziaria che si intreccia con le nuove evidenze emerse dalla Procura di Pavia, le quali – se confermate – potrebbero riscrivere la dinamica del delitto del 2007. Un altro strano caso di cronaca, che mescola disperazione sociale e costi per la collettività, riguarda l’ex boss della Mala del Brenta, Felice Maniero: l’ormai anziano criminale, dichiarato incapace di intendere e di volere, risiede infatti in una Rsa con vitto e alloggio pagati da fondi pubblici, una situazione paradossale che ha sollevato non poche polemiche sulla gestione dei nullatenenti eccellenti.

Le contraddizioni della logistica urbana e globale

A Milano, intanto, il dibattito sulla sicurezza pubblica si arena sulla questione tecnologica del taser per i vigili urbani, dove il sindaco Sala ha assunto una posizione defilata quasi fosse un novello “Ponzio Pilato”: dopo una sperimentazione durata mesi che non ha dato risultati tangibili – lo strumento non è mai stato effettivamente scaricato – il primo cittadino ha preferito rimettersi alla volontà del Consiglio comunale, congelando di fatto la delibera. Un atteggiamento di attesa che stride con l’operatività mostrata in altri settori, come quello dei trasporti: per sopperire alla cronica carenza di autisti, l’Atm ha deciso di importare dalla Tunisia circa 30 conducenti, offrendo loro vitto e alloggio pagato. Un flusso inverso rispetto a quello dei migranti, ma che racconta la stessa urgenza di manodopera. Dall’altra parte del mondo, però, Trump potrebbe presto interrompere quello che è il flusso più importante: la presenza militare, un’eventualità che – mentre l’Europa guarda a una maggiore autonomia strategica – resta in bilico sulle note spigolose di un accordo segretato che lega le due sponde dell’Atlantico da oltre settant’anni.

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