Trump e i missili Patriot: "Servono anche a noi". La guerra in Ucraina tra allarmi e nuove trattative

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina continua a essere al centro delle tensioni internazionali e, nelle ultime ore, le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno riaperto il dibattito sulle forniture militari a Kiev. Alla domanda sulle richieste del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ribadito il "disperato bisogno di sistemi di difesa aerea Patriot" per contrastare gli attacchi russi, Trump ha risposto con una battuta secca e lapidaria che lascia intendere una certa riluttanza a privarsi di ulteriori risorse: "Servono missili anche a noi".

Una frase che, sebbene pronunciata in un contesto informale, ha immediatamente fatto il giro del mondo, gettando ombre sulle future forniture occidentali a Kiev.

L'allarme aereo su Kiev e le nuove minacce balistiche

Nel frattempo, la situazione sul campo si fa sempre più complessa e gravida di tensioni, tanto che nella giornata di oggi è stato dichiarato un allarme aereo a Kiev e in diverse altre regioni dell'Ucraina, a causa della minaccia concreta dell'utilizzo di armi balistiche da parte delle forze russe. A darne notizia è stata l'agenzia di stampa ucraina Ukrinform, che ha citato il canale Telegram ufficiale dell'Aeronautica militare delle Forze armate ucraine e la mappa aggiornata degli allarmi aerei.

L'ennesimo allarme, che arriva a poche ore dal fallimentare tentativo di intercettare i missili russi durante l'attacco di mercoledì, ha riacceso l'urgenza di una dotazione difensiva più efficace; un'urgenza che, dalle parole di Trump, sembra però trovare scarsi sbocchi immediati in chiave statunitense.

La Nato e le parole di Zelensky: un inverno di missili

In questo clima di crescente apprensione, si inseriscono anche le dichiarazioni del segretario generale della NATO, il quale ha ribadito, come riportato dal Guardian, che "l'Ucraina deve dotarsi urgentemente di sistemi di difesa aerea". L'Alleanza Atlantica, secondo quanto riferito, starebbe lavorando per fornire a Kiev i sistemi di cui ha "urgente bisogno", cercando di sopperire alle carenze emerse in modo drammatico negli ultimi attacchi.

Parallelamente, il presidente Zelensky ha lanciato un allarme preciso e circostanziato, avvertendo gli alleati che Mosca sta cercando di incrementare significativamente la produzione di missili in vista dell'inverno, con l'obiettivo dichiarato di minare le infrastrutture critiche e il sistema energetico ucraino. Per questo motivo, il leader ucraino ha esortato i partner occidentali ad aumentare le forniture di intercettori Patriot, unico sistema in grado, secondo Kiev, di contrastare efficacemente la minaccia balistica russa.

Le trattative con Elon Musk per i droni via Starlink

Sul fronte delle innovazioni tecnologiche e della guerra elettronica, emerge un'altra notizia di rilievo che potrebbe cambiare le carte in tavola: l'ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov ha infatti dichiarato di essere in trattative con il proprietario di SpaceX, Elon Musk, riguardo alla possibilità di utilizzare la rete internet satellitare Starlink per colpire obiettivi sensibili nel territorio della Federazione Russa, inclusi i lanciatori di missili balistici.

Una prospettiva che, se confermata, rappresenterebbe un salto qualitativo notevole nelle capacità di intelligence e attacco di Kiev, trasformando una rete pensata per le comunicazioni civili in uno strumento bellico di precisione. Intanto, a rendere ancora più complesso lo scenario, si aggiungono le preoccupazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), i cui responsabili hanno espresso forte inquietudine per l'aumento delle interruzioni di corrente esterne alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia.

L'impianto, situato a ridosso della linea del fronte, ha subito ripetuti blackout, costringendo i generatori diesel di emergenza a entrare in funzione per garantire le operazioni di raffreddamento essenziali alla sicurezza.

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