Achille Costacurta a Verissimo: "il tentato suicidio, il coma e le lacrime dei miei"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Achille Costacurta ha deciso di ripercorrere, senza mascherare le ferite, un periodo di sofferenza che lo ha segnato profondamente. In un lungo colloquio a Verissimo con Silvia Toffanin, il figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta ha rievocato le difficoltà che, durante l’adolescenza, hanno portato a un gesto estremo. Nonostante i buoni voti, il mancato ammissione agli esami di terza media rappresentò, per lui, la prima e chiara percezione di una ingiustizia, un evento che, come ha spiegato, fece nascere una rabbia crescente e lo spinse a nascondere per anni ai genitori i veri problemi che viveva a scuola. Quelle difficoltà, rimaste a lungo celate, trovarono purtroppo una via d’uscita distruttiva nelle dipendenze, un percorso che si rivelò sempre più oscuro e che culminò in un tentativo di suicidio con il metadone, atto che lo portò in coma. Quando si risvegliò, racconta, trovò accanto i genitori in lacrime, un’immagine che, per quanto dolorosa, segnò l’inizio di un lento e faticoso cammino di ritorno.
Il percorso nei centri di recupero e la consapevolezza
La strada della riabilitazione, dopo il ricovero in ospedale, passò attraverso lunghi periodi trascorsi in comunità di recupero, esperienze di rigida disciplina – come quella che limitava a dieci il numero di sigarette giornaliere – ma anche di affetti profondi, simboleggiati dalle lettere che la madre Martina gli scriveva. Fu proprio durante una successiva terapia in una clinica specializzata in Svizzera, come ha riferito Costacurta, che arrivò la svolta cognitiva fondamentale: i terapeuti gli spiegarono, infatti, come l’uso di sostanze non fosse che un disperato e autodistruttivo tentativo di curare traumi precedenti, di anestetizzare un dolore che affondava le radici in quelle prime ingiustizie subite. Quella consapevolezza, acquisita a fatica, rappresentò il cardine su cui iniziare a costruire una nuova prospettiva.
La rinascita e il superamento del passato
Oggi Achille Costacurta, guardando a quegli anni, parla con la tranquillità di chi ha saputo chiudere un capitolo. Afferma con decisione di non fare più uso di sostanze da tempo, sottolineando come quel passato difficile sia ormai superato, alle spalle. Il racconto fatto in televisione assume, in quest’ottica, un valore di testimonianza e di chiusura, un modo per prendere definitivamente le distanze dai fantasmi di un’epoca segnata dalla solitudine e dalla malattia. Non ci sono, nel suo parlare, accenni a futuri ipotetici o a sviluppi incerti, ma solo la constatazione ferma di un presente riconquistato, dove le lacrime dei genitori al suo risveglio non sono più simbolo di disperazione, ma il primo segno visibile di un legame che ha resistito alla prova più dura.
Il peso della cronaca e il valore del fatto
La cronaca nera, purtroppo, registra troppi episodi analoghi che non hanno lo stesso esito, storie di giovani le cui sofferenze sfociano in tragedie senza ritorno. Proprio per questo, il resoconto di un percorso che dall’abisso conduce a una rinascita – per quanto personale e non generalizzabile – mantiene un suo significato, offrendo un frammento di narrazione che va al di là del puro gossip legato ai nomi noti. Concentrandosi esclusivamente sui fatti narrati dall’interessato – le ingiustizie scolastiche, la dipendenza, il gesto estremo, il coma, la terapia e l’attuale stato di sobrietà – si evita di cadere in banali moralismi o in facili ottimismi, lasciando invece che sia la sequenza degli eventi a tracciare la mappa di un dolore e di una possibile, anche se impervia, via d’uscita.




