L'ultimo saluto a Giovanni Galeone, il profeta del calcio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mercoledì 5 novembre, il Duomo di Udine accoglierà quanti desiderano rendere l'ultimo omaggio a Giovanni Galeone, scomparso all'età di ottantaquattro anni dopo aver segnato, con la sua intelligenza fuori dal comune, il calcio italiano. La cerimonia funebre, che avrà inizio nel primo pomeriggio, coinciderà con un gesto di profondo affetto da parte di Pescara, la città adriatica che lo ha sempre considerato un figlio adottivo e che, ricambiando un sentimento sincero, ha proclamato per quella stessa giornata il lutto cittadino. Un addio che unisce idealmente due regioni, il Friuli e l'Abruzzo, legate da diversi capitoli della sua esistenza.

Un pensatore tra i campi di gioco

Galeone, la cui formazione affonda le radici in quella che può essere definita una singolare diagonale culturale – nato a Napoli ma cresciuto a Trieste – ha incarnato una figura di tecnico atipico, un vero e proprio filosofo del rettangolo verde. La sua mente, sempre fervida, elaborava concetti tattici che molti, inizialmente, giudicavano come mere utopie, salvo poi doverne riconoscere la genialità; era lui, del resto, a sostenere con provocatoria lucidità che “il portiere è un optional”, una frase che racchiudeva tutta la sua visione offensiva e spregiudicata del gioco. Un anticonformista, che poteva presentarsi in panchina con l'eleganza di una cravatta, sebbene spesso allentata, oppure con la disinvoltura di una tuta, senza mai tradire la sua essenza di uomo libero.

Il maestro di una generazione di allenatori

La sua eredità più duratura, al di là dei risultati conseguiti sulle panchine di varie squadre, risiede senza dubbio nell'aver plasmato il pensiero calcistico di allenatori che avrebbero poi scritto pagine importanti della Serie A. Massimiliano Allegri e Gian Piero Gasperini, per citare i nomi più noti, devono molto alla sua scuola, avendo assorbito quelle intuizioni che sono poi diventate il fondamento dei loro successi. Con Allegri, in particolare, condivideva una passione trasversale, quella per la pallacanestro, un terreno di confronto e di scambio di idee che andava al di là del semplice calcio e che contribuiva a creare una sintonia fatta di codici silenziosi e di rispetto reciproco.

Lo spirito indimenticabile

C'è una certa ironia della sorte nel fatto che un uomo così vitale, un brillante conversatore amante della compagnia e delle serate ispirate a “Amici miei”, magari condite da giochi come il “Musichiere”, abbia scelto di andarsene proprio nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti. Un contrasto che, forse, avrebbe saputo commentare con un sorriso sagace e un brindisi, perché era proprio così che amava celebrare le vittorie e i momenti felici, con un tappo di champagne che volava via. Se ne va un personaggio unico, un “grillo parlante” del pallone, la cui mancanza sarà avvertita non solo nel mondo dello sport, ma da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.

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