Addio a Giovanni Galeone, il profeta del calcio che incantò Maradona
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Redazione Sport
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La linea del destino, che spesso si diverte a tessere trame imperscrutabili, si è scritta nell’ultimo respiro di Giovanni Galeone, spentosi all’età di 84 anni proprio nel giorno in cui due dei suoi allievi più celebri, Massimiliano Allegri e Gian Piero Gasperini, si affrontavano su un campo di calcio. Un sorriso a mezza bocca, forse, lo avrebbe accennato, se solo avesse potuto prevedere quella coincidenza così perfetta da sembrare un copione; loro due in campo, commossi, mentre lui, il maestro, chiudeva il suo ultimo capitolo. Allegri, che da tempo ne temeva la gravità delle condizioni, si era recato di recente a trovarlo nell’ospedale di Udine, dove Galeone era ricoverato da oltre un mese e si sottoponeva a dialisi.
Il genio irregolare di Pescara
A Pescara, in certi giorni assolati, la primavera anticipa i colori e i sapori dell’estate. Ed era proprio lì, nel 1992, alla guida di una squadra che di lì a poco avrebbe centrato una nuova, trionfale, promozione in Serie A, che Giovanni Galeone poteva permettersi il lusso di un’idiosincrasia diventata leggenda. Affidava infatti gli allenamenti ai suoi vice, mentre lui, in pantaloncini e maglietta, rimaneva disteso sull’erba ad abbronzarsi, dispensando con pigrizia apparente quella saggezza calcistica che lo avrebbe reso un profeta. A quell’epoca aveva 51 anni e già una fama di irregolare, di pensatore fuori dagli schemi, un’etichetta che non lo avrebbe mai abbandonato fino all’addio definitivo al calcio, giunto solo nel 2013.
L’eredità e gli allievi prediletti
Nella folta e orgogliosa schiera dei suoi discepoli, quasi tutti svezzati e plasmati a Pescara, occupa un posto di rilievo anche Marco Giampaolo, che di Galeone ricorda non solo il precursore ma anche l’esteta. «Perdiamo un visionario calcistico, ma soprattutto una persona fantastica», ha affermato Giampaolo, sottolineando come per lui non fosse mai banale, un vero fuoriclasse sia dentro che fuori dal campo. Il suo primo ricordo risale proprio a quel vivaio abruzzese, in una squadra dove, tra gli altri, giocavano un giovane Allegri e suo fratello. Quello che colpiva, oltre alle idee rivoluzionarie, era la sua personalità magnetica, capace di attrarre persino un genio assoluto come Diego Armando Maradona, il quale, stando ai racconti, gli disse senza esitazione: «Voglio essere allenato da lei».
Il ricordo indelebile dei tifosi
I tifosi del Perugia, in queste ore, piangono la scomparsa del loro maestro. A Giovanni Galeone, infatti, erano bastati appena quattordici mesi per entrare nel cuore dei perugini e accendere un entusiasmo che pochi, dopo di lui, sono riusciti a eguagliare. Al “Curi” regalò vero spettacolo, incarnando la figura dell’amante del bel gioco, della letteratura, della filosofia e persino del buon vino, come il pregiato Sassicaia che Luciano Gaucci soleva offrirgli per placarne le sfuriate o per celebrare le vittorie. Un personaggio unico, la cui eredità, fatta di coraggio tattico e passione viscerale, continua a vivere attraverso il calcio dei suoi tanti, fedeli, allievi.




